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La cooperativa La Ringhiera al X workshop sull’impresa sociale

Vi siete persi la sessione sull’innovazione digitale della decima edizione del Workshop sull’impresa sociale (13 – 14 settembre Riva del Garda)? A partire da oggi, e per le prossime settimane, Fai un salto ripropone, in forma multimediale, alcuni estratti degli interventi che l’hanno animata.

Ecologyc 2.0, dai software per l’ambiente ai software per i servizi alle persone

Nella prima clip, Emidio Panna, presenta le attività della cooperativa sociale di cui è presidente, soffermandosi sulle prime esperienze di compostaggio domestico e tratteggiando l’evoluzione tecnologica che ha caratterizzato quegli anni: “Dal Commodore 64 ai grafici multimediali“.

Nella seconda clip continua l’escursus storico segnato dall’informatizzazione del processo di gestione dei rifiuti, che ha reso le attività ad esso correlate accessibili anche a persone in condizioni di svantaggio.

Infine, la presentazione di Ecologyc: un prodotto comunicativo multidimensionale/integrato. Si tratta di una soluzione integrata di digitalizzazione e geolocalizzazione dei servizi ambientali gestiti da cooperative sociali e/o da enti locali.

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Business Intelligence per l’impresa sociale

A cura di SIxS (Soluzioni Informatiche per il Sociale)

Business Intelligence, di cosa si tratta?

Business Intelligence è un’espressione coniata nel lontano 1958 da Hans Peter Luhn (ricercatore e inventore tedesco) ma più che mai attuale, soprattutto se parliamo della sua applicazione nell’ambito del non profit.

In letteratura, la business intelligence viene definita come “il processo di trasformazione di dati e informazioni in conoscenza” (fonte: Wikipedia).  Si tratta, infatti, di un insieme di concetti e metodologie che gestendo la notevole complessità e quantità di dati, favorisce sia processi decisionali operativi, fornendo informazioni precise, aggiornate e tempestive rispetto al contesto d’interesse, sia processi decisionali strategici attraverso la possibilità di realizzare previsioni, simulazioni, costruzione di ipotesi alternative.

Nello specifico, la Business Intelligence si riferisce a molteplici attività e sistemi informativi mirati a supportare processi di rilevazione, controllo e analisi delle gestioni aziendali attraverso varie soluzioni: reporting e visualizzazioni grafiche, cruscotti, analisi storiche, sistemi di “alert”. La tecnologia che ne traduce l’impiego è caratterizzata fondamentalmente da un Data Warehouse in grado di attingere ed elaborare informazioni da più Database, estrapolandone dati in funzione delle interrogazioni (query) effettuate.

Quale utilità ne possono trarre le imprese sociali?

Anche per le Imprese Sociali (Cooperative Sociali, Fondazioni, Associazioni) l’importanza e l’efficacia di una piattaforma di Business Intelligence si rivela,dalla nostra esperienza di assoluto rilievo, uno strumento per certi versi (si potrebbe azzardare) “imprescindibile”. La sua diffusione è ancora limitata nel panorama di queste organizzazioni, ma una volta conosciute le sue potenzialità, la sua capacità di rispondere alle esigenze delle diverse funzioni aziendali (gestione attività, marketing, gestione economico-finanziaria, …..), amministratori e/o imprenditori sociali ne confermano l’interesse e l’utilità.

Riprendendo il concetto di Business Intelligence andiamo a focalizzarne l’obiettivo. Si tratta di uno strumento per rispondere in maniera efficace e innovativa alle esigenze di raccolta e analisi delle informazioni che si intendono valorizzare, offrendo alle figure che ricoprono ruoli decisionali la possibilità di elaborare rapidamente risposte ai loro quesiti, ottimizzando la scelta e l’utilizzo dei dati necessari.

Cosa abbiamo sviluppato?

La soluzione proposta da SIxS prevede un Data Warehouse alimentato da sistemi gestionali e/o altre fonti per mezzo di ”traduttori” che utilizzano l’approccio ETL (Extract Transform Load). Si tratta di un sistema integrato accessibile via web per l’analisi dei dati (Business Analytics), la produzione e pubblicazione di report di sintesi (tabelle, grafici, mappe geografiche, Tag-cloud, cruscotti, ecc…), che trasforma i dati dell’impresa in informazioni strutturate, intelligibili, facilmente consultabili e funzionali al controllo direzionale.

È prevista inoltre la possibilità di pubblicare via web informazioni espressamente dedicate agli interlocutori pubblici, semplificando di conseguenza il lavoro di trasmissione, monitoraggio e condivisione dei dati tra ente gestore ed ente committente di servizi e/o progetti.

Quali i vantaggi?

In definitiva, una suite di Business Intelligence consente di migliorare efficacia ed efficienza, anche di un’impresa sociale, grazie ad una gestione aziendale puntale, ordinata, controllata e alla disponibilità immediata di informazioni altrimenti disperse al proprio interno.

In conclusione, all’interno di un processo operazionale che prevede misurazione, analisi, presa di decisione, azione la Business Intelligence contribuisce in maniera fondamentale alla formulazione delle scelte strategiche dell’impresa attraverso la sua funzione di monitoraggio e analisi gestionale.

Travelling without moving, ovvero come essere al Workshop senza muoversi da casa!

Domani e venerdì, a Riva del Garda, si terrà il X Workshop sull’impresa sociale.
Noi di Fai un salto saremo presenti, e cercheremo di offrire via Facebook e Twitter una copertura quanto più possibile completa e live delle sessioni di questa due giorni.

Seguirci e interagire con noi è facile: basta collegarsi alla nostra pagina Facebook, o seguire faiunsalto su Twitter.

Social, web e TV: un mash-up dalle grandi prospettive.

Che cosa succede se ad un certo punto una serie di invenzioni cruciali per l’umanità si ibridano tra loro? Che cosa succede se la vecchia cara televisione, per paura di rimanere tagliata fuori dal progresso dell’informazione, cerca nuovi canali di espressione nel labirinto della rete globale?

Quando la televisione incontra il web…(e comincia a frequentarlo assiduamente)

I risultati di un tale incontro possono essere molteplici: alcuni più interessanti e altri meno, alcuni radicali e altri conservativi. Ma partiamo dal principio. L’idea di scrivere riguardo alla fusione tra due tecnologie nasce da un bombardamento pubblicitario a cui siamo stati sottoposti.

Dal due settembre, su Italia 2, canale 35 del digitale terrestre arriva la social TV di mediaset!!!

Gli spunti sono molteplici e solo alcuni di questi sono adatti a essere presentati qui:

  • cosa vuol dire social TV?
  • cosa succede se si mescolano televisione e internet?
  • come è possibile sfruttare le possibilità ed evitare le trappole che si nascondono dietro questo connubio?
  • queste tecnologie cosa possono avere di sociale (a parte il nome) e come possono essere utili alle imprese sociali?

Dal flirt al matrimonio, passando per la convivenza e il fidanzamento ufficiale.

Italia 2 è stata soltanto l’esca che mi ha fatto iniziare la ricerca e da quel momento sono emerse altre realtà da ogni angolo del web.

  • La prima è DMAX Italia, unione tra il canale televisivo digitale DMAX e la sua pagina facebook. Questo tipo di condivisione è simile ad un flirt, le due realtà sono vicine, si scambiano informazioni ma non entrano in contatto troppo intimamente, e sembrano procedere parallelamente, senza bisogno di sostenersi a vicenda. Nonostante questo, a differenza di tutte le altre pagine televisive di facebook, quella di DMAX è molto attiva, fa promozione ed è piena di commenti degli utenti-ascoltatori.
  • Un’altra realtà interessante è la social TV di mediaset. Qui, chi ha un TV o un decoder collegato a internet, può vivere una nuova esperienza televisiva: condividendo, chattando, commentando e invitando gli amici a vedere “quello che stai vedendo tu”, direttamente sullo schermo della televisione e senza smettere di guardare la trasmissione. Direi che sembra proprio una convivenza delle tecnologie nello stesso spazio fisico. Con il difetto che che la televisione non si fa influenzare dagli utenti anche se li influenza significativamente.
  • La terza proposta è targata ancora mediaset, la U ZONE, ospitata in una fascia oraria delle trasmissioni di Italia 2 nella quale vengono amplificati e rimandati in onda i contenuti caricati dagli utenti della pagina internet omonima. Come se web e TV fossero futuri sposini. Questa iniziativa inizia ad avere già un sapore più strutturato rispetto alle precedenti: si possono registrare delle clip,  mandate in onda dopo essere state caricate su internet. Interessante, certo, però forse troppo generalista e dispersivo, e cosa c’entra davvero con i temi sociali?
  • L’ultima delle scoperte meriterebbe un post a tutto per sé, tanto è paradigmatica del significano le tecnologie per le imprese sociali (sopratutto su fai un salto). La Social Enterprise TV, canale youtube sul quale vengono caricate e mandate in onda clip prodotte dalle imprese sociali, nelle quali si parla davvero di temi sociali e non solo di social-web. In questo caso, i temi trattati dalle clip riguardano intimamente la realtà delle organizzazioni sociali, le loro attività, le loro difficoltà e la TV è influenzata enormemente dagli utenti (la fanno loro) ma influenza a sua volta gli ascoltatori in una sorta di scambio reciproco. Questo servizio rappresenta un matrimonio difficile, tanto che la Social Enterprise TV non trova spazio in televisione (pur essendo, sotto molti aspetti, un programma televisivo); va segnalato inoltre che per ora (purtroppo) contiene solamente alcune esperienze  provenienti da realtà anglofone.


Tante rose per il matrimonio…

Dopo aver parlato di quali possono essere le diverse forme di convivenza tra TV e web, diventa importante ragionare su quali siano i vantaggi di queste unioni. Per cominciare ecco i soliti clichè: con internet raggiungi più persone, queste persone si informano di quello che interessa loro, queste persone possono partecipare all’informazione.
Io non sono tanto sicuro che questi siano clichè, credo che in realtà siano proprio queste le caratteristiche importanti della tecnologia sociale. Credo che la parte più interessante del problema riguardi proprio il fatto che l’innovazione stia spingendo in direzione di una maggiore influenzabilità diffusa dei mezzi di informazione e delle tecnologie (ad esempio, la forte espansione dell’open source come android). L’idea di fondo che entusiasma e affascina chi scrive è quella che venga data a tutti (al numero più grande possibile) l’occasione di fornire il proprio (piccolo o grande che sia) contributo, attraverso il proprio ragionamento e i propri interessi.

Ma tutte le rose hanno le spine…

Ovviamente sarebbe stupido dimenticarsi dei difetti. Le realtà che vi ho raccontato, a mio modo di vedere, sono tutte in un certo senso mancanti. DMAX Italia procede in parallelo al canale televisivo e non consente di intervenire nemmeno da lontano su quello che accade dentro la televisione; la social TV lavora come una sorta di realtà aumentata, permette di far coesistere diversi servizi che però tendono a influenzarsi in modo unidirezionale e non reciproco. U ZONE, invece, corre il rischio di ottenere l’effetto “aprite le gabbie, tanto qui si parla e si fa di tutto e ci mandano in TV” senza preoccuparsi di fare qualità e lavorare per obiettivi che vadano oltre lo share. Delle quattro realtà presentate, la Social Enterprise TV è quella che fa lo sbaglio più perdonabile, in questo tentativo si concentrano le soluzioni agli errori delle altre tre realtà ma si perde inevitabilmente in visibilità. Sarebbe bello che a ogni persona nel mondo interessassero le politiche sociali delle organizzazioni. Purtroppo però non è così e solo in pochi interessati e curiosi raggiungono questo canale, che invece potrebbe dare molto a più persone.

Quali opportunità da queste convivenze per le organizzazioni e le imprese sociali?

Eccoci a parlare di cosa c’entrano queste tecnologie con le imprese sociali e come possono influenzare il loro modo di lavorare e pensare alla loro rappresentazione. Un matrimonio ben studiato tra internet e la televisione potrebbe essere interessante per le organizzazioni sociali: se aveste a disposizione uno spazio quotidiano/settimanale/mensile in televisione, nel quale parlare dei vostri progetti e presentare il vostro modo di operare nel sociale probabilmente sareste contenti. Dopo poco tempo forse vi rendereste conto che è molto impegnativo tenere alti la qualità e l’interesse. E allora, se per riempire questo spazio non faceste altro che sfruttare tutto quello che di buono passa sotto i vostri click, sotto i polpastrelli dei vostri touch screen e che non ha sufficiente forza per “farsi pubblicare altrove”? Raggiungereste il grande obiettivo di dare voce alle cose in cui credete e chissà che qualche ascoltatore non resti illuminato e si dia da fare a sua volta in un impresa sociale…

Qualcosa si sta muovendo, molti ne parlano e qualcuno ha anche provato a fare un resoconto di quello che accade qui da noi.

Fai un salto al X workshop sull’impresa sociale (Riva del Garda 13 e 24 settembre)

Fai un salto sarà a Riva del Garda il 13 e 14 settembre 2012 al X Workshop sull’impresa socialeImprenditorialità su misura. Fare di più con meno. 

Il programma generale del Workshop è davvero ricco e Fai un salto ha collaborato con  IRIS-Network nell’organizzare un Workshop tematico dedicato all’Innovazione digitale per l’imprenditorialità sociale.

Ecco il programma del Workshop tematico (qui potete scaricare il programma generale):

L’innovazione digitale per l’imprenditorialità sociale
Venerdì 14 settembre 2012, 09:00 – 13:00, Riva del Garda, Trento

Prima parte (09:30 – 11:00)

  • Fai un salto, l’innovazione corre veloce… verso dove?
    (Graziano Maino, Pares e partner Fai un salto)

Nuove soluzioni per la gestione delle imprese sociali

  • Ecologyc 2.0, dai software per l’ambiente ai software per i servizi alle persone (Emidio Panna, Cooperativa sociale La Ringhiera, Albino – Bergamo)
  • OCTOPUS, la rilevazione e certificazione delle presenze domiciliari: un’esperienza di innovazione diventa un brevetto (Lucio Piretti, SIxS – Soluzioni informatiche per il sociale, Crema)

Cooperative sociali tra reti e social network

  • Il social media manager per il no profit: cos’è, a cosa serve e come valutare il ritorno sull’investimento (Giovanni Campagnoli, Cooperativa sociale Vedogiovane, Arona – Novara)
  • Comunità digitali e collaborazioni tra attori sociali (Emanuele Canini, Cooperativa sociale Kinesis, Treviglio – Bergamo)

Ne discutiamo con…

Seconda parte (11:30 – 13:00)

  • L’innovazione corre veloce, Fai un salto… verso dove?
    (Maurizio Carpita, Centro Dati, Metodi e Sistemi, Facoltà di Economia – Università di Brescia e partner Fai un salto)

Prospettive digitali per i servizi alle persone

Di nuovo ne discutiamo con…

Temi e prospettive

La sessione affronterà tre temi con riferimento alle nuove tecnologie:

  • software e gestione di impresa: rendersi rendicontabili, recuperare efficienza e provocare trasformazioni sociali desiderabili…
  • web 2.0 e cambiamenti sociali: dalla formazione alla vita nelle città, dalle collaborazioni alle reti: quali nuove proposte?
  • web e software per servizi alle persone: muta la società, cambiano gli ‘utenti’, cambiano i servizi…

La sessione punta a fare interagire tre prospettive:

  • sollecitazioni dalle pratiche di chi predispone nuove tecnologie per l’innovazione (strumenti);
  • spunti dalle esperienze di chi è impegnato sul campo e ha introdotto nuove tecnologie (esperienze);
  • riflessioni di chi osserva i fenomeni con sguardo critico (prospettive).

Oggi non c’è innovazione (culturale, sociale, organizzativa, produttiva…) che non comporti innovazioni tecnologiche e digitali. Possiamo parlarne?
Organizzazioni e imprese sociali sono già nel mezzo di cambiamenti incalzanti e (relativamente) poco tematizzati. In quali campi? Quali precondizioni e quali complessità? Quali strumenti e quali approcci? Quali opportunità si aprono?

Storie d’innovazione: la cooperativa Eiteam


EITEAM è una cooperativa di tipo B che si pone l’obiettivo di accogliere, educare e rendere autonomi ragazzi adolescenti e giovani con problematiche di disagio relazionale, cognitivo, familiare e più genericamente sociale. I concetti chiave che la descrivono sono: squadra, professionalità e attenzione alla relazione con i colleghi e i clienti.

Abbiamo intervistato Tiziana Schiavon per farci raccontare il suo punto di vista sull’innovazione applicata al sociale, caratteristica che ha contraddistinto la cooperativa sin dalla sua nascita: “A differenza di molte cooperative, che nascono a partire dalle esigenze di un territorio, Eiteam si costituisce nel 2005 a partire dalla professionalità di un gruppo che unisce capacità educative e competenze informatiche”.

Inoltre Eiteam, tra gli altri servizi, si occupa di anche di archiviazione documentale, tema trattato in questo blog da Luciano Barrilà che propone una riflessione su e-reader ed e-book per l’impresa sociale, per conservarne la memoria storica.

Per un’organizzazione che lavora a stretto contatto con la tecnologia e con il sociale, cosa significa innovazione?

Abbiamo pensato all’innovazione come a un discorso di tecnologia, di informatica e di processi che può essere messo al servizio di altri. L’innovazione passa anche dagli strumenti attraverso cui è possibile attivare nuovi servizi o reinventarne modalità più efficienti di erogazione. Ad esempio, attraverso attività di archiviazione documentale, trasformiamo tutto ciò che è carta in un documento digitale. È una sfida poiché la personalizzazione, la programmazione viene svolta da professionisti in collaborazione con altri soggetti che, in situazioni di disagio e senza particolari qualifiche, stanno apprendendo e sviluppando un metodo per lavorare sulla trasformazione dei documenti”.

Quale rapporto avete con il mondo cooperativo?

“La cooperazione di tipo B nasce come produzione-lavoro: la si associa allo sfalcio del verde, alla questione smaltimento rifiuti, logistica, trasporti, pulizie… Si fatica a capire che un processo produttivo, anche di pulizia, organizzato e processato a livello informatico può dare un ritorno di qualità. Come vedo il mondo cooperativo? Lento nell’affrontare il cambiamento…

Noi stringiamo partnership per lo più con realtà non cooperative, che però hanno mostrato un valore etico più elevato rispetto all’ambiente con cui dovremmo dialogare. Collaboriamo cercando nuove forme di sviluppo a livello software, programmazione. Tuttavia, per me la possibilità di collaborazione con cooperative è positiva, benché faticosa, perché a volte ci vuole tempo per trovare il partner giusto”.

Noi lavoriamo di più con il mercato privato e il dialogo con le cooperative verte di più sulle modalità d’inserimento lavorativo o gare d’appalto.

Se doveste fare un salo innovativo, cosa scegliereste?

“Vorremmo farci conoscere sul territorio e puntare su collaborazione e partnership. Siamo piccoli e il passaparola è lo strumento per farti conoscere o presentarti in modo diverso agli altri. Ci sembra importante creare politiche di contratti di rete, modalità di condivisione, come in un certo senso vuole fare il blog Fai un salto. Dare queste info e condividere, dare la possibilità di conoscersi e interessarsi. L’obiettivo di questo salto è allargare il livello di conoscenze”. 

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