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Esperienze d'innovazione, Eventi

“Pubblici esercizi”: negozi, ristoranti e altre strutture commerciali gestite da imprese sociali.

Ovvero nuovi modelli imprenditoriali per le imprese sociali al #WIS12.

Il 13 e 14 settembre 2012, a Riva del Garda, si è svolto il X Workshop sull’Impresa Sociale, organizzato da Iris Network. Una delle sessioni della prima giornata, a cura di Ecoliving, era dedicata alle cooperative sociali che gestiscono pubblici esercizi e all’approfondimento delle buone pratiche in questo settore, con attenzione all’impatto sociale ed economico.

Nell’intervento di apertura sono stati sottolineati alcuni aspetti di fondo della sessione, che useremo come griglia di valutazione delle realtà che sono state presentate:

  • la sostenibilità sociale, ed economica di queste strutture,
  • la relazione di queste strutture con un modello di business molto vicino a quello imprenditoriale “che ha obiettivi di profitto”,
  • gli elementi innovativi in queste strutture.

Ape bianca: un progetto del territorio per il territorio

Questo progetto, a cura di Ecoliving di Folì, è un modello di business particolare che racchiude nel suo essere, diversi ambiti commerciali: una caffetteria – spazio eventi, una biottega (uno spazio vendita di prodotti biologici a km 0 sfusi), una libreria diffusa (i libri sono dislocati nello spazio vicino agli argomenti di cui parlano), uno sportello etico. Le motivazioni che hanno spinto alla costruzione di questo spazio sono quelle di dedicare un progetto all’economia civile e alla promozione dei beni territoriali ad alta qualità.

Per quanto riguarda la sostenibilità,  gli spazi per gli eventi e le aree fruibili al pubblico, sono pensati per essere occupati da realtà locali che propongano riflessioni e momenti aggregativi di impatto sociale ed etico. Inoltre, nella scelta dei fornitori dei prodotti presenti nella bottega, viene operata una selezione non esclusivamente sulla base della qualità dei prodotti ma anche dal rispetto dell’ambiente e della comunità, favorendo cooperative di inserimento lavorativo o imprenditori che finanziano o investono in progetti a beneficio della collettività.

Il modello di business, in questo caso, riflette una realtà molto vicina alla classica rappresentazione delle cooperative, con un forte elemento innovativo, il desiderio di porsi al centro di una rete di comunicazione e sviluppo sociale abitata da cooperatori, imprese e cittadini.

Panecotto: promuovere il territorio e il turismo con l’impresa sociale.

Panecotto è un brand, di proprietà del consorzio la Città Essenziale di Matera. Questo consorzio raggruppa trentadue cooperative con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo della cooperazione e favorire la diffusione dei prodotti tipici locali. Le intenzioni del consorzio sono quelle di promuovere il territorio attraverso la diffusione del marchio a livello nazionale, con la proposta e lo sviluppo di un franchising e avvalendosi di un piano marketing ben definito. Nei progetti dei sostenitori, il marchio dovrà posizionarsi in una fascia di mercato di alta qualità e con grande valore aggiunto.

Fin qui, sembra di parlare di una normale esperienza imprenditoriale con obiettivi di profitto. In realtà il progetto nasce dall’esigenza di finanziare i servizi di welfare che non sono più raggiunti da finanziamenti pubblici, in questo senso il termine “profit-for-no-profit” acquista un significato importante e consente di sviluppare una sostenibilità economica importantissima, con grandi risvolti etici e sociali.

Qui il modello di business è fortemente innovativo in quanto  influenzato dalla necessità di un profitto. Il consorzio di cooperative, in realtà, è stato in grado di trasformare la sua forma esteriore, occupandosi di fare profitto, pur tenendo ben in mente l’obiettivo di finanziare la sua mission sociale.

Percorso verso il mutualismo allargato di una cooperativa di consumatori.

CFL (Cooperativa Famiglie Lavoratori) di Treviglio si configura come una classica cooperativa di consumo, dopo alcuni anni della sua storia la mission di questa cooperativa cambia, allargandosi a vari aspetti dei comportamenti di consumo (e non solo) dei soci e di tutta la comunità.

Questo processo ha portato alla modifica dello statuto della cooperativa e ha introdotto, oltre alla componente di consumo mutualistico già esistente, la componente educativa, rivolta alla comunità. Con questa modifica si è arrivati alla promozione di attività educative nelle scuole, all’organizzazione di cineforum, alla proposta di viaggi sociali e anche a progetti più ampi di cohousing e servizi alla persona che le pubbliche amministrazioni faticano a finanziare.

La sostenibilità etica e sociale del progetto è chiara e ricalca profondamente la provenienza primaria dalla cooperativa di consumo.

Il modello di riferimento in questo caso rimane quello classico del mutualismo, dell’autofinanziamento e del volontariato; un nodo innovativo in questo senso (come per altre esperienze già raccontate) è quello di cercare di ampliare e diffondere i benefici del lavoro della cooperativa a tutta la rete della comunità locale.

Birrificio Vecchia Orsa: produrre birra di qualità attraverso l’inserimento lavorativo.

Questo progetto presentato dalla cooperativa fattoriabilità di Crevalcore nasce dall’iniziativa di due amici con l’intenzione di fornire una possibilità professionale a persone diversamente abili ed esperienze formative a studenti delle scuole superiori.

Dal 2008 in poi il birrificio produce ed imbottiglia diverse tipologie di birra che poi promuove a livello nazionale in eventi dedicati al settore agroalimentare. La peculiarità di questo tipo di esperienza risiede nel fatto che  il modello di produzione si allontana quanto più possibile dalle realtà industriali, cercando un processo produttivo che richieda necessariamente la componente umana. Questa è una precisa scelta dei promotori: con l’obiettivo di inserire degli individui svantaggiati al lavoro si propone loro un’attività ad alto contenuto manuale.

Il cuore del progetto è la sua sostenibilità sociale, garantita dai classici metodi di inserimento lavorativo, il modello di riferimento si basa fortemente sulla struttura delle imprese cooperative, ma la scelta di azzerare o ridurre al minimo l’automazione ha consentito di proporre un forte elemento di innovazione procedurale rispetto alla prevalente tendenza alla meccanizzazione del lavoro.

Un emporio nella rete museale dei cantautori genovesi.

Via del Campo 29 Rosso è un iniziativa imprenditoriale genovese che mira alla promozione e alla diffusione del patrimonio culturale della “scuola genovese”. L’iniziativa nasce dalla lungimiranza della pubblica amministrazione che rileva lo spazio e la collezione da una proprietà precedente e decide di indire una gara d’appalto per la gestione dei beni culturali, la gara vede vincitori un terzetto di imprese diverse, consorziate in una società omonima al progetto. Il consorzio racchiude in sè tre differenti imprese con know-how e capacità diversi: una cooperativa sociale (della quale Angelo Bodra ci ha parlato in un intervista di Anna Omodei qui su Fai Un Salto) esperta in inserimento lavorativo, una società informatica specializzata in applicazioni museali e una impresa sociale esperta in gestione di spazi commerciali-culturali in tutta Italia. Il progetto si compone di uno shop fisico e di uno on-line, contestualmente allo shop fisico esiste un’esposizione di materiali provenienti dalle collezioni dei maggiori artisti genovesi.

Gli obiettivi di questa attività sono quelli di promozione culturale ma anche e soprattutto a riqualificazione sociale del quartiere, attraverso la promozione di eventi e la vendita di prodotti artistici e strumenti musicali di qualità. Perseguendo  questo obiettivo di riqualificazione il progetto promuove interventi di sostenibilità sociale e per quanto riguarda il modello imprenditoriale, la soluzione non scontata sembra essere anche qui, come in altri casi, quella di lavorare creando una rete che mette in comunicazione le P.A., gli imprenditori in generale e quelli sociali nello specifico.

Cicilla Polpetteria Milano: conciliare l’idea di un impresa di tendenza e uno scopo sociale si può.

Il progetto nasce dall’idea della cooperativa sociale Anni Versati membro dal consorzio sociale Light di Milano; il locale che viene creato acquista una sua forte connotazione aprendo nella zona della movida milanese dei navigli e proponendo una cucina tipica nella quale il piatto principale sono le polpette, di differente composizione e cucinate in diversi modi.

Gli obiettivi del progetto sono quelli di attrarre clientela con la qualità dei prodotti e senza sfruttare lo status di cooperativa di inserimento lavorativo, per sviluppare una forte attenzione alla clientela offrendo innovazione culinaria di target medio-alto. L’inserimento lavorativo di per sé garantisce sostenibilità sociale, mentre il target della clientela e la capacità di proporre il progetto anche in sede di eventi straordinari o collaborando con altre cooperative che operano nel mondo dell’intrattenimento sociale, garantisce la sostenibilità economica.

Il fattore innovativo di questa esperienza è il forte spirito imprenditoriale che la connota, la grande capacità di farsi pubblicità e di posizionarsi con forza sul mercato, caratteristiche che avvicinano molto Cicilla ad un impresa di profitto, senza dimenticare l’obiettivo del progetto di proliferare (anche economicamente) per garantire la possibilità di una quota sempre maggiore di inserimenti lavorativi svantaggiati.

Conclusioni:

Analizzando le esperienze e le pratiche esposte, nelle considerazioni conclusive e nel dibattito avvenuto in sala è emersa una serie di elementi che sembra caratterizzare l’innovazione nei modelli di gestione delle imprese sociali di questo settore:

  • Sembra molto presente in tutte le esperienze un nuovo spirito imprenditoriale nelle imprese sociali, che non rifuggono più il profitto (come se fosse il figlio malvagio del capitalismo) ma lo rincorrono, consapevoli  della possibilità di aumentare in questo modo le risorse da investire nei progetti di welfare e nel finanziamento di attività di assistenza sociale.
  • La necessità delle cooperative sociali di fare rete anche con altre realtà della comunità, come imprenditori, altre cooperative e ampliando la base degli stakeholders, dimostra una rinnovata capacità delle cooperative di posizionarsi su un mercato che penalizza fortemente la mancanza di diversificazione nella propria clientela, difetto molto evidente nelle cooperative sociali che si affidano per la maggior parte del loro finanziamento a un solo attore, spesso alle pubbliche amministrazioni.
  • Gli imprenditori sociali non dimenticano da dove provengono, le nuove attività commerciali-sociali hanno raccontato più di una volta di avere un target di clientela medio-alta, e questo dichiaratamente con l’obiettivo di “prendere i soldi” dove ci sono, per evitare di instaurare un circolo vizioso, nel quale, chi finanzia le cooperative sociali è spesso anche chi ha necessità di assistenza e quindi, in un certo senso, finirebbe per pagarsi da sé i servizi di cui fa uso.
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Informazioni su nlocatelli

Laureato Magistrale in Psicologia dei Processi Sociali, Decisionali e dei Comportamenti Economici presso la Facoltà di Psicologia dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca, vivo a Bergamo, mi interesso di consulenza, intervento e sviluppo organizzativo, amo la montagna e il mio cane. Sto svolgendo un il tirocinio professionalizzante per iscrivermi all'esame di stato.

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