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Esperienze d'innovazione, Tecnologie e minori

Una dieta mediatica equilibrata: educare alla tecnologia.

Il punto di vista di Mauro Cristoforetti*, Unità Minori e Nuovi Media di Save the Children Italia.

Mauro CristoforettiIn questo blog abbiamo toccato il tema ‘minori e tecnologie’ con il post Adolescenti, spazi d’ascolto e nuove tecnologie che se da un lato mostra come gli strumenti tecnologici presentino indiscutibili vantaggi nell’ampliare le possibilità di comunicazione e ascolto, dall’altro ne mette in luce i possibili rischi.

Riteniamo sia importante affiancare alla riflessione sugli atteggiamenti nei confronti delle tecnologie, un approfondimento sull’educazione dei minori (nativi digitali) all’uso delle tecnologie per tutelarli dai possibili rischi.

Per tali ragioni nel corso del Festival della Famiglia 2012 abbiamo raccolto il punto di vista di Mauro Cristoforetti che si occupa della formazione ai diritti dei bambini nell’ambito delle nuove tecnologie, applicando le metodologie che sono state sviluppate negli anni da Save the Children Italia, dal 2004 centro nazionale per la sicurezza on line dei minori.

Se dico ‘innovazione’ cosa ti viene in mente?
Per deformazione penso ai nuovi media, alle possibilità di comunicazione che ci offrono. In un secondo momento penso a qualcosa che semplifica la vita. Non necessariamente deve essere collegato alla tecnologia, ma a qualcosa che è nuovo, che prima non c’era e che migliora la vita delle persone.

Quali sono i vostri destinatari?
Noi lavoriamo a contatto con tutte le agenzie educative che hanno a che fare con i nuovi media e con i ragazzi minori. Inoltre, ci rivolgiamo primariamente ai giovani, con i quali abbiamo un contatto diretto: organizziamo laboratori per i bambini dalle elementari fino ai ragazzi delle superiori, in un contesto sia scolastico che extra scolastico. Ma i nostri destinatari sono anche coloro che dovrebbero occuparsi quotidianamente della loro educazione come gli insegnanti e i genitori e non ultime le aziende che si occupano di nuovi media (Google, Facebook, Telecom, Vodafone, Wind, Tre, e le Associazioni che sul territorio nazionale) che riusciamo a raggiungere attraverso il comitato consultivo di Save the Children.

Quali sono le principali questioni che affrontate quando si parla di minori e nuovi media?
Le tecnologie stanno sconvolgendo il modo di comunicare e di approcciarsi delle persone, ma rimane il fatto che le dinamiche relazionali sono le stesse e rispondono a bisogni che sono sempre esistiti. Ciò che fa la differenza è come ogni persona singolarmente soddisfa questi bisogni con le tecnologie e i rischi ad esso collegati: la possibilità di adescamento, i contatti con persone sconosciute, i contenuti inadeguati, il cyber bullismo, la dipendenza per uso eccessivo di queste tecnologie.

Qual è il vostro orientamento?
Lavorando sulle persone, cerchiamo di capire il significato dell’uso di questi strumenti all’interno di uno specifico contesto. Proviamo a chiederci fino a che punto questi strumenti hanno una valenza funzionale alla loro vita: ad esempio se ho cento amici, che poi contatto anche su Facebook va bene; se invece ho cento amici però smetto di vederli perché li sostituisco con delle persone che ho conosciuto on line e mi perdo la realtà del quotidiano, allora devo cominciare a preoccuparmi perché a volte sostituisco la mia vita e la mia realtà al mondo che trovo su Internet.

La questione dei minori, tv e videogiochi è molto dibattuta. Spesso si leggono atteggiamenti totalmente a favore o totalmente contrari. Cosa ne pensate?
La nostra posizione è analoga: cioè è necessario vedere che significato hanno nella loro vita “quanto ci stanno?” “Come ci stanno?” È chiaro che se loro sono abbandonati davanti alla televisione o ai videogiochi e questi strumenti sostituiscono il genitore, non va bene. Inoltre ci sono i programmi, i cartoni animati che devono essere adeguati alla loro età: ad esempio per i videogiochi c’è il Pegi che li classifica in base all’età, ai contenuti specifici; ogni videogioco venduto in Italia deve essere classificato per il contenuto (presenza di parolacce, contenuto sessuale, gioco d’azzardo on line) e per età. Se a quattro anni il bambino gioca quattro ore al giorno al videogioco non va bene ma se lo fa con il papà per un quarto d’ora, venti minuti, si inserisce in una dieta mediatica che deve essere fatta di videogiochi, di tv e poi anche di gioco vero.

Guardando al futuro, in questo ambito, quali sono i passi da fare da un punto di vista educativo?
Dal punto di vista educativo l’ideale sarebbe che i genitori cominciassero ad approcciarsi a questi strumenti senza paura e accompagnando i propri figli passo passo, come si fa per l’educazione stradale. A tre anni gli si insegna ad attraversare la strada dandogli la mano guardando a destra e a sinistra, ma non lo si lascia mai da solo ad attraversare la strada. Quando cresce lo farà da solo; il genitore gli avrà insegnato le regole e piano piano inizia a fidarsi. Allo stesso modo quando si va su Internet le prime volte lo si fa insieme; quando il figlio cresce nemmeno lui vorrà più il genitore vicino, ma è giusto. Avrà già tutti gli strumenti che sono utili per muoversi in autonomia. Sta tutto nel capire che alla base non ci sono questioni ‘tecniche e tecnologiche’ ma soprattutto emotive e relazionali: su Internet i ragazzi e gli adolescenti vanno per stare in compagnia dei loro amici anche quando non hanno la possibilità di stargli vicino fisicamente.
I genitori, non dovrebbero né avere paura di queste nuove tecnologie né fidarsi troppo alla cieca. Dovrebbero capire qual è il giusto livello, per l’età dei loro figli, tra controllo e autonomia, ma dipende molto anche dai genitori, per esserci su queste cose, devono esserci in senso più generale.
Per quanto riguarda l’ambito scolastico, in questo periodo ci chiedono molto di lavorare sul cyber bullismo, quindi evidentemente sta diventando un problema un po’ più forte. Poi, stiamo per iniziare a utilizzare la peer to peer education per affrontare queste tematiche, sfruttando le competenze dei ragazzi stessi. Il nuovo progetto è ormai partito e raggiungeremo tutte le regioni italiane nei prossimi due anni.

*MAURO CRISTOFORETTI lavora nella cooperativa EDI – educazione ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e si occupa della formazione dei bambini e degli adulti per Save the Children sul tema dei nuovi media

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Informazioni su Anna Omodei

Socia di Pares, società cooperativa di formazione, ricerca, consulenza e documentazione. Supporta le persone e le organizzazioni sui temi della conciliazione famiglia-lavoro (tempi di vita), sul benessere organizzativo e sulla qualità del lavoro. Lavora per facilitare gli avvicendamenti e le transizioni che investono le organizzazioni a livelli apicali e intermedi. Dal 2012 collabora con il Dipartimento di Sociologia dell’Università degli Studi di Milano Bicocca nel supporto alla didattica del corso di psicologia sociale e nella realizzazione di ricerche sul campo sui temi della salute e dei servizi socio-sanitari.

Discussione

3 pensieri su “Una dieta mediatica equilibrata: educare alla tecnologia.

  1. Oggi su Repubblica.it un approfondimento sui rischi della rete per bambini e adolescenti: http://www.repubblica.it/cronaca/2013/01/16/news/eurispes_minori_video-50647963/?ref=HREC2-4

    Pubblicato da Anna Omodei | 17 gennaio 2013, 11:16
  2. Qualche anno fa, approdando come educatore ad personam in una prima classe secondaria di primo grado, rimasi stupito dal digital divide tra professori e alunni: l’impostazione della lezione era identica a quella della prima media che avevo frequentato io venticinque anni prima, mentre i ragazzi, già dai primi giorni, si scambiavano l’account Skype per fare i compiti assieme al pomeriggio. L’atteggiamento dei professori e degli insegnanti verso la tecnologia è, di solito, polarizzato. Ci sono gli entusiasti, che criticano i colleghi perchè, in fondo, per usare un videoproiettore e internet a lezione basta un ora di formazione. E ci sono gli scettici, convinti che i nuovi media non apportino nulla in più alla lezione tradizionale. Hanno ragione e torto entrambi: non ci vorrebbe molta formazione per imparare ad usare le nuove tecnologia a scuola per arricchire le lezioni frontali ma, d’altra parte, il vantaggio che se ne ottiene non è di per se straordinario…
    E’ invece molto più difficile, e richiede molto più tempo, imparare a valutare e utilizzare le nuove tecnologie nelle loro potenzialità emotive e relazionali, superando un l’approccio puramente cognitivo alla formazione (dominante nella nostra scuola) e inserendo i media e social media in una relazione educativa (e formativa) che li comprenda come parte ormai ineludibile della vita di ognuno di noi ma li trascenda in un progetto formativo più ampio: esattamente come il papà del post, che gioca con i videogiochi assieme al figlio ma inserisce quei venti minuti in un esperienza educativa più ampia…

    Pubblicato da davidevassallo | 18 gennaio 2013, 14:49
  3. Sono proprio d’accordo.
    🙂
    Graziano

    Pubblicato da mainograz | 19 gennaio 2013, 10:26

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