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Eventi, Ragionamenti

(Anche) i librai fanno surf. Esercizi preparatori per affrontare l’onda digitale.

Luciano Barrilà

Luciano Barrilà

Venerdì 1 febbraio 2013 l’università Bicocca ha dedicato l’interessante workshop “Digital heritage” alle vicissitudini del concetto di memoria ai tempi dell’era digitale.
Quello che segue è il testo, un pochino rimaneggiato, dell’intervento che mi è stato chiesto di tenere in qualità di libraio alle prese con la “minaccia” del libro digitale.

Yeah, everybody’s gone surfin’…

Quando a Riccardo Cavallero, direttore generale libri trade per Mondadori, venne chiesta una valutazione dell’impatto del libro digitale sul mondo dell’editoria la sua risposta è stata: “Non possiamo fermare lo tsunami. Possiamo solo comprare una tavola da surf.”

E a sentire i commenti allarmati di molti librai sarebbe meglio che una tavola la comprassero anche loro, perché quella del libro digitale è un’onda che incombe, dicono, su tutta la filiera del libro, dalla casa editrice fino alla piccola libreria di paese.

Le riflessioni che seguono, e che ho sviluppato a riguardo, nascono dalla sintesi di due diverse anime.
Da una parte la mia professione attuale, che è proprio quella del libraio, dall’altra le mie passioni, tra cui spiccano quelle per la lettura e l’innovazione tecnologica.

Che il mondo delle librerie sia un mondo in grande difficoltà è una realtà sotto gli occhi di tutti e ormai impossibile da negare. Le notizie di chiusure e ristrutturazioni al ribasso arrivano alle orecchie degli addetti ai lavori in maniera quasi quotidiana, ed è di poche settimane fa la notizia che due fra le più importanti e storiche realtà di Milano, Hoepli e Utopia, sono state costrette una alla cassa integrazione e l’altra a un trasferimento in una zona indubbiamente meno prestigiosa.
La situazione è allarmante ma, personalmente, credo che poco o nulla di quello che sta accadendo sia in qualche modo responsabilità dell’avvento dei libri digitali.
Prima di arrivare a quelle che, a mio modo di vedere, sono le vere emergenze che il mondo del libro deve affrontare senza perdere tempo, vorrei spiegare perché sono convinto che gli ebook rappresentino il problema più piccolo fra quelli sul tappeto.

Oggetti diversi per funzioni diverse.

Nel suo libro “La quarta rivoluzione”, Gino Roncaglia individua quattro situazioni di fruizione dell’informazione:

1) Lean forward
2) Lean back
3) Fruizione secondaria
4) Mobilità

La modalità Lean Forward è quella che tipicamente mettiamo in atto quando studiamo. Si tratta di un approccio attivo nei confronti del testo, non di semplice ricezione, ma anche di elaborazione, a volte tramite l’uso di strumenti diversi (appunti, computer…)

La modalità Lean Back è quella solitamente associata alla lettura di un romanzo. Una lettura rilassata, ricettiva, ma difficilmente impegnata in una “manipolazione” del testo.

La Fruizione Secondaria è quella che mettiamo in atto quando ascoltiamo in sottofondo un telegiornale mentre stiamo cucinando. Riusciamo a cogliere qualche informazione, ma la nostra attenzione principale è impegnata in qualche altra attività.

La situazione di Mobilità, come dice il nome stesso, riguarda momenti come quelli che viviamo quando ci capita di leggere un libro in treno o sulla metropolitana. Anche in questo caso la nostra attenzione è divisa fra due “compiti” diversi, ma la situazione di mobilità ne assorbe solo una piccola parte, lasciandoci relativamente concentrati sulla fruizione dell’informazione.

La domanda su cui credo valga la pena riflettere è se gli ebook reader possano essere considerati strumenti adatti a tutte e quattro queste situazioni.
O se, invece, oggetti diversi, come sono il libro cartaceo e quello elettronico, si prestino a funzioni diverse, contendendosi quindi un mercato solo in parte condiviso.
Un ereader è certamente più comodo quando dobbiamo leggere un romanzo in treno, o a letto; ed è più comodo quando siamo in partenza per una vacanza e vogliamo portare molti libri senza dover immaginare un bagaglio a parte.
Difficilmente, però, mi sentirei di consigliare un libro digitale a chi su quel libro deve studiare, prendere appunti e sottolineare.

Per tornare alle suddivisioni di Roncaglia mi sembra che libro digitale e libro cartaceo si possano configurare come supporti diversi e complementari, utili allo stesso modo ma in situazioni non sovrapponibili.
Il primo più comodo in situazioni lean back, ovvero di esclusiva ricezione del contenuto, il secondo più funzionale in situazioni lean forward, ovvero di manipolazione attiva dell’informazione scritta.

Questione di feeling…

C’è un secondo aspetto che, a mio avviso, rende difficilmente immaginabile una cannibalizzazione del mercato dei libri cartacei da parte degli ereader, e riguarda proprio la loro natura di oggetti.

Il capolavoro di David Foster Wallace, uno dei più grandi autori americani degli ultimi decenni, si chiama “Infinite Jest”. E’ un tomo di 1300 pagine, scritte con un carattere piccolo piccolo e con 100 pagine di sole note. E’ quello che potremmo definire un mattone, ne ricorda la forma, e un po’ anche il peso. E’ un libro ingombrante per quello che dice e per come lo dice certo, ma il suo è anche un ingombro molto fisico. Occupa molto spazio nella borsa, ha un peso che si fa sentire anche quando non lo stiamo leggendo e non è certamente un libro che si lascia leggere tenendolo con una mano mentre ci reggiamo ai ganci della metropolitana.
Quando ho detto all’amico che me l’aveva consigliato che avrei aspettato l’uscita della versione ebook lui mi ha risposto scandalizzato che parte dell’esperienza di lettura di quel libro era costituita proprio dal portarselo dietro, dal sentirne il peso e sperimentarne l’ingombro fisico.
Come se l’oggetto libro, con il suo peso e le sue dimensioni, fosse in qualche modo un’estensione necessaria del suo contenuto.
Ora, il mio amico è certamente esagerato, ma ha toccato un punto interessante per il nostro ragionamento. Un libro cartaceo, al di là del suo contenuto, è prima di tutto un oggetto fisico. Ha una forma, un peso, ha pagine più o meno sottili, carta più o meno ruvida e di pregio, una legatura più o meno di qualità, una stampa più o meno economica, illustrazioni più o meno definite.
Sono tutte caratteristiche che spesso osserviamo quando dobbiamo decidere se comprare un libro, ed un libro che è bello fuori verrà comprato più facilmente di uno che non lo è.
Un modo, allora, per rendere più attraente la versione cartacea di un libro può essere quello di proporre edizioni particolarmente curate, usare carta di qualità, scegliere formati e layout impossibili da comprimere nei 6” di un lettore a inchiostro elettronico o nei 7-10” di un tablet.
Portando il discorso all’estremo mi viene da pensare a un sistema in cui il libro digitale rappresenti quello che oggi rappresentano le collane tascabili, che si affiancano alle edizioni rilegate, più costose e curate, senza necessariamente andare a sostituirle.

Versioni diverse dello stesso prodotto, insomma, destinate a soddisfare esigenze diverse.

Si tratta, però, di dettagli.
Uno dei modi possibili per armonizzare la convivenza di carta e digitale ma che, come dicevamo all’inizio, perde di vista il fatto che la crisi delle librerie nasce prima degli ebook e ne ha subito un impatto molto più piccolo di quanto si possa credere.

Venendo alle cose serie…

Quello che, a mio avviso, è il vero problema da affrontare riguarda la famosa statistica secondo cui, in Italia, meno della metà della popolazione legge almeno un libro all’anno.
Le librerie italiane sono, in questa prospettiva, negozi che offrono un prodotto molto poco richiesto, indipendentemente dal fatto che sia digitale o cartaceo. In questo senso portare gli ebook in libreria, con postazioni dedicate e la possibilità di acquistare lettori e libri, rappresenta certo un passo avanti doveroso rispetto allo spaventato immobilismo di molti, ma allo stesso tempo si configura come una piccola parte del lavoro di rinnovamento che ritengo necessario e che, paradossalmente, potrebbe trovare nel libro digitale una grande spinta.
Storicamente la libreria e i librai che ci lavorano sono spesso stati rappresentati come i custodi della cultura, professionisti qualificati e conoscitori di quasi tutto, capaci di guidare i clienti all’interno di una scelta editoriale che è diventata, con il passare degli anni, sempre più vasta.
Si trattava, però, di una vastità in qualche modo limitata e definita dagli spazi fisici disponibili per l’esposizione dei volumi.
Con l’arrivo degli ebook le pareti della libreria si sono improvvisamente dissolte, e i lettori hanno guadagnato l’accesso istantaneo a tutte le pubblicazioni che, in ogni lingua e in ogni paese, sono state digitalizzate.
Spariscono le difficoltà per il recupero di volumi in via di esaurimento, spariscono i fuori catalogo. Tutti i volumi mai pubblicati sono disponibili 24 ore su 24, lontani solo un paio di click.
Un tale oceano di possibilità, d’altra parte, rende più utile che mai l’esistenza di figure guida come quelle dei librai, capaci di orientare e accompagnare la scelta dei clienti proponendo percorsi di lettura e consigli mirati, ma soprattutto qualificati, sulla base dei gusti e delle necessità di chi legge.
Se vogliamo che le librerie abbiano ancora un senso e che i librai non siano dei semplici amplificatori delle classifiche di vendita la prima sfida da cogliere è quindi quella di essere all’altezza di questo compito, attraverso un processo di formazione e aggiornamento continuo, che liberi i librai dalla posizione in cui oggi si cerca di schiacciarli, ovvero quella di “semplici” commessi, spacciatori acritici della Top 10.

Il secondo e ultimo punto che vorrei affrontare si sposta su un piano ancora diverso, e coinvolge tutto il mondo della cultura.
Se vogliamo che il libro torni ad essere un prodotto attraente e ricercato dobbiamo fare in modo che le librerie diventino i terminali locali di una strategia ampia a supporto dell’educazione alla lettura, con laboratori, attività e reading in collaborazione con le scuole che puntino a creare una naturale consuetudine alla lettura nei bambini.
Se l’obiettivo è quello di far crescere la percentuale di lettori adulti l’unica strategia è partire da chi adulto ancora non è, rendendo il libro (digitale o cartaceo) un oggetto d’uso comune e quotidiano.

Si tratta di un compito gravoso, che richiede la collaborazione e il supporto (anche economico) degli editori e della politica, ma credo sia l’unica, vera, riforma strutturale di cui abbiamo bisogno.

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Informazioni su Luciano Barrilà

Psicologo. Sono socio di Pares, società cooperativa in cui mi dedico allo studio dell'innovazione sociale e dei rapporti in continua evoluzione tra esseri umani e tecnologie.

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