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“Come sopravvivere nell’era digitale” di Tom Chatfield

“You know the first and greatest sin of the deception of television is that it simplifies; it diminishes great, complex ideas, stretches of time; whole careers become reduced to a single snapshot. At first I couldn’t understand why Bob Zelnick was quite as euphoric as he was after the interviews, or why John Birt felt moved to strip naked and rush into the ocean to celebrate. But that was before I really understood the reductive power of the close-up, because David had succeeded on that final day, in getting for a fleeting moment what no investigative journalist, no state prosecutor, no judiciary committee or political enemy had managed to get; Richard Nixon’s face swollen and ravaged by loneliness, self-loathing and defeat.
The rest of the project and its failings would not only be forgotten, they would totally cease to exist.”

– Frost/Nixon

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ONG italiane e social media: matrimonio difficile? (Bootleg)

Due settimane fa ho seguito un webinar di ONG 2.0  con relatrici Silvia Pochettino e Donata Columbro, i temi erano due:

  • La presentazione dei risultati di una loro ricerca sull’uso dei social media da parte delle ong italiane.
  • l’anteprima dell’ebook, “Ong 2.0, strumenti e strategie social per il non profit”.

Solitamente si elencano gli spunti e le riflessioni dopo aver raccontato quello che è successo durante un webinar o un convegno ma questa volta sento che è importante riflettere a priori su quello che ho raccolto da questa esperienza per poter giustificare il formato del post particolarmente atipico rispetto agli altri che ho scritto.

Lo spunto principe che ho raccolto riguarda una citazione di Robin Good che ho ritwittato:

RT @rivistavps: Robin Good: “Smettere di scrivere e iniziare a produrre prodotti utili”. Meno articoli e più content curation.#ong20

Per i più può essere oscuro ma per noi di fai un salto questa citazione è illuminante visto che ci stiamo riflettendo da qualche tempo. Per rendervi partecipi ecco il dubbio che attanaglia molti scrittori più o meno dilettanti del web: “scrivo qualcosa di nuovo o cerco di aggregare contenuti già presenti fornendo delle semplici chiavi di lettura che possono essere uno slancio per i miei “affari”?

Questa introduzione perché in questo post proverò semplicemente a fare questa operazione di aggregazione dei contenuti.

Ecco una Slideshare relativa ai risultati della ricerca.

Questa invece è relativa all’anteprima dell’e-book di ONG 2.0.

Credo sia poco utile commentare a fondo le slide che vi ho proposto perché sono molto ben fatte e seguendole con attenzione si capisce bene il significato, inoltre in quest modo sarete incuriositi e cercherete l’e-book per leggervelo.

Detto questo, per chi è curioso su come si è svolto il webinar aggiungo alche il link allo storify introdotto da alcune considerazioni delle relatrici.

In chiusura però trovo importante provare a dare degli elementi di continuità perché l’innovazione non è solo saltare nel buio della novità ma farlo con cognizione di causa e tenendo in mano una fune per potersi ricordare da dove si arriva.

Ecco alcuni spunti:

  • Il web è sovraccarico di informazioni in ogni angolo, le capacità degli internauti si stanno affinando ma è sempre difficile trovare l’informazione desiderata, serve tempo e servono degli indizi che conducano alla fonte ultima dell’informazione che stiamo cercando.
  • Manca una serie di indici, una rete che aiuti il ricercatore 2.0 ad orientarsi nella giungla di contenuti del web, chi scrive on line dovrebbe iniziare a ragionare in questa direzione, il mercato dei contenuti è saturo, tutti possono postare nuovi contenuti e arricchire la già ricca collezione presente in rete, ma manca un sistema connettivo che consente di sorreggere la grande mole di contenuti e guidare la ricerca verso il contenuto desiderato.
  • Una considerazione sulla ricerca, i risultati che mi colpiscono di più sono l’asincronia tra l’uso dei social, che è moderatamente sviluppato nelle ONG contattate, e invece la poca capacità di costruire consapevolezza su come sfruttare le potenzialità dei social network. Forse ora come ora servono dei corsi per insegnare come cambiare la propria cultura comunicativa in funzione dei nuovi linguaggi del web e non dei corsi su come aprire profili e gestire pagine e contenuti.

Queste brevi considerazioni al termine di un ancor più breve post sono solo un punto di partenza, adesso dobbiamo ragionare e discutere su cosa è stato fatto, su dove vogliano arrivare e su come fare per arrivarci, ma attenzione non è sufficiente ragionare e discutere, bisogna mettere in campo delle azioni concrete per poter vedere dei risultati.

A voi la parola.

Cure Thalassemia, la storia di un social business che ha a cuore la salute dei bambini.

Logo

In questo post vi vogliamo presentare la storia di Eugenio La Mesa e di Cure Thalassemia.

Chi è Eugenio? Eugenio è un imprenditore sociale innovativo, ha alle spalle una carriera di 20 anni nell’Internet Marketing e nel software ed è vincitore del premio di Microsoft Italia per la soluzione Internet più innovativa. Co-fondatore e presidente di Cure Thalassemia, si occupa di social business sanitario in partnership con il Narayana Hospital di Bangalore, in India.

Cos’è Cure Thalassemia? Cure Thalassemia è un social business che si occupa di dare assistenza medica specialistica ai malati di talassemia (la più diffusa malattia genetica mortale del mondo con oltre 100.000 bambini morti ogni anno) nei luoghi più poveri del mondo, con l’obiettivo principale di offrire trapianti di midollo osseo (BMT) in modo finanziariamente autosufficiente, e migliorare la ricerca sulla cura della malattia.

Sodani e La Mesa

Eugenio La Mesa e Pietro Sodani

Ma come nasce questo social business? le idee migliori nascono spesso da incontri speciali. Eugenio, grazie alla sua passione per il sociale e all’amico ed ematologo esperto in BMT Pietro Sodani incontra la fondazione cure2children che si occupa di aiutare i bambini con malattie gravi nei paesi in via di sviluppo ad avere la migliore assistenza sanitaria direttamente nel loro paese formando e sostenendo professionisti localiGrazie al suo lavoro e alla sua collaborazione Eugenio si trova a viaggiare in Pakistan per conoscere l’operato della fondazione. Questo viaggio è stato cruciale perchè ha potuto incontrare la riconoscenza dei pakistani nei confronti della fondazione, inoltre, qualche mese dopo, in viaggio verso l’india ha incontrato il modello di social business acquistando e leggendo un libro di Muhammad Yunus, Creating a World Without Poverty.

La lettura non basta, Eugenio da buon imprenditore si mette in contatto con Yunus, attraverso la mail, riceve risposta e lo incontra in Bangladesh, insieme al fondatore di cure2children, Lawrence Faulkner, e all’amico Sodani. Da questo incontro il gruppo di Yunus e il gruppo della fondazione lavorano per scrivere il business plan per circa un anno. Ma come per tutte le imprese giovani e a maggior ragione per le giovani imprese sociali la strada è difficile e il gruppo di lavoro di cure2children preferisce abbandonare il progetto per percorrere altre strade. A questo punto Sodani e La Mesa rinunciano agli incarichi di collaborazione con la fondazione per provare a costruire il loro modello di impresa.

Passato un anno, a Roma, Pietro ed Eugenio incontrano a cena Chandrakant Agarwal, indiano, nonno di una paziente operata dal team di cui fa parte Sodani, gli raccontano la loro idea di business e nasce così il piano d’impresa di Cure Thalassemia, scarabocchiato su un tovagliolo di un ristorante e basato sui sette principi del social business di Muhammand Yunus.

La storia di Cure Thalassemia continua con una svolta importante quando il gruppo riesce a ottenere una collaborazione con il dottor Devi Shetty fondatore del più grande ospedale pediatrico cardiaco del mondo, sito a Bangalore in India, il Narayana Hrudayalaya Hospital.

Per Eugenio, come per tutti gli imprenditori è importante saper costruire un modello di business sostenibile e che garantisca all’attività sviluppo e successo, secondo i principi del social business, un attività dovrebbe diventare finanziariamente autosufficiente per raggiungere il proprio scopo sociale. Qual’è il modello d’impresa di Cure Thalassemia allora?

Il modello si fonda su due capisaldi: l’efficienza tipica del settore for profit e la solidarietà tipica del settore non profit, ma in quali termini? Il carattere distintivo di questo modello è il concetto di freemium, e nel dettaglio le seguenti caratteristiche:

  • consulenza gratuita via mail sulle procedure BMT a cura del dottor Sodani,
  • incontri programmati con gli esperti direttamente in india per consulenze gratuite e prime visite per potenziali pazienti,
  • i fondi per finanziare queste procedure, provengono dagli investimenti iniziali e dagli introiti per gli interventi di BMT su pazienti in grado di supportare il costo dell’operazione.

Queste tre basi fondamentali del modello consentono ai medici e ai collaboratori di garantire un intervento di BMT gratuito ogni quattro interventi retribuiti.

Cure Thalassemia è ancora nella fase iniziale dello sviluppo, del business, il modello sembra reggere e i contatti sulle pagine web e tramite i servizi freemium offerti sono in costante aumento, Eugenio dedica ancora la maggior parte del suo tempo al suo lavoro di web marketing ma nei prossimi cinque anni si impegnerà maggiormente nello sviluppo di Cure Thalassemia.

La storia di un social business come questo apre la strada a diverse riflessioni:

  • tutti possono diventare degli imprenditori sociali, serve solo una buona dose di passione e la capacità di sostenere una rete di contatti fondamentale per avere successo nella propria mission sociale.
  • non esiste un modello universale e universalmente corretto di impresa sociale, e non vale nemmeno la pena di limitare le possibilità di un gruppo di lavoro inquadrandolo necessariamente in una forma istituzionalmente riconosciuta. Esiste solo un modello valido, ed è il modello che consente al progetto di proliferare e aiutare il maggior numero di persone.
  • le tecnologie di condivisione digitali sono fondamentali anche per lo sviluppo delle imprese sociali e dei social business di tutti i tipi, Cure Thalassemia senza le competenze web dei suoi collaboratori non potrebbe offrire i servizi gratuiti di consulenza, né gestire gli appuntamenti per le prime visite gratuite che vengono prenotate da tutto il mondo.
  • esiste la possibilità di sviluppare un welfare sociale a partire da reti virtuali, a patto che si sia in grado di svilupparle anche sul piano reale, costruendo un sistema di competenze.
  • i social network possono essere molto utili per misurare e tenere traccia dei successi del proprio business sociale, è necessaria la consapevolezza che il social media world e le reti sociali reali su cui si basano la maggior parte delle imprese sociali sono sempre più compresenti nella realtà e che è necessario padroneggiarli entrambi per creare valore, sia economico (per garantire sostenibilità e finanziamenti ai propri progetti di welfare) che sociale (per aumentare il benessere della società).
Google Analytics per curethalassemia.org

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