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Eventi, Ragionamenti

ONG italiane e social media: matrimonio difficile? (Bootleg)

Due settimane fa ho seguito un webinar di ONG 2.0  con relatrici Silvia Pochettino e Donata Columbro, i temi erano due:

  • La presentazione dei risultati di una loro ricerca sull’uso dei social media da parte delle ong italiane.
  • l’anteprima dell’ebook, “Ong 2.0, strumenti e strategie social per il non profit”.

Solitamente si elencano gli spunti e le riflessioni dopo aver raccontato quello che è successo durante un webinar o un convegno ma questa volta sento che è importante riflettere a priori su quello che ho raccolto da questa esperienza per poter giustificare il formato del post particolarmente atipico rispetto agli altri che ho scritto.

Lo spunto principe che ho raccolto riguarda una citazione di Robin Good che ho ritwittato:

RT @rivistavps: Robin Good: “Smettere di scrivere e iniziare a produrre prodotti utili”. Meno articoli e più content curation.#ong20

Per i più può essere oscuro ma per noi di fai un salto questa citazione è illuminante visto che ci stiamo riflettendo da qualche tempo. Per rendervi partecipi ecco il dubbio che attanaglia molti scrittori più o meno dilettanti del web: “scrivo qualcosa di nuovo o cerco di aggregare contenuti già presenti fornendo delle semplici chiavi di lettura che possono essere uno slancio per i miei “affari”?

Questa introduzione perché in questo post proverò semplicemente a fare questa operazione di aggregazione dei contenuti.

Ecco una Slideshare relativa ai risultati della ricerca.

Questa invece è relativa all’anteprima dell’e-book di ONG 2.0.

Credo sia poco utile commentare a fondo le slide che vi ho proposto perché sono molto ben fatte e seguendole con attenzione si capisce bene il significato, inoltre in quest modo sarete incuriositi e cercherete l’e-book per leggervelo.

Detto questo, per chi è curioso su come si è svolto il webinar aggiungo alche il link allo storify introdotto da alcune considerazioni delle relatrici.

In chiusura però trovo importante provare a dare degli elementi di continuità perché l’innovazione non è solo saltare nel buio della novità ma farlo con cognizione di causa e tenendo in mano una fune per potersi ricordare da dove si arriva.

Ecco alcuni spunti:

  • Il web è sovraccarico di informazioni in ogni angolo, le capacità degli internauti si stanno affinando ma è sempre difficile trovare l’informazione desiderata, serve tempo e servono degli indizi che conducano alla fonte ultima dell’informazione che stiamo cercando.
  • Manca una serie di indici, una rete che aiuti il ricercatore 2.0 ad orientarsi nella giungla di contenuti del web, chi scrive on line dovrebbe iniziare a ragionare in questa direzione, il mercato dei contenuti è saturo, tutti possono postare nuovi contenuti e arricchire la già ricca collezione presente in rete, ma manca un sistema connettivo che consente di sorreggere la grande mole di contenuti e guidare la ricerca verso il contenuto desiderato.
  • Una considerazione sulla ricerca, i risultati che mi colpiscono di più sono l’asincronia tra l’uso dei social, che è moderatamente sviluppato nelle ONG contattate, e invece la poca capacità di costruire consapevolezza su come sfruttare le potenzialità dei social network. Forse ora come ora servono dei corsi per insegnare come cambiare la propria cultura comunicativa in funzione dei nuovi linguaggi del web e non dei corsi su come aprire profili e gestire pagine e contenuti.

Queste brevi considerazioni al termine di un ancor più breve post sono solo un punto di partenza, adesso dobbiamo ragionare e discutere su cosa è stato fatto, su dove vogliano arrivare e su come fare per arrivarci, ma attenzione non è sufficiente ragionare e discutere, bisogna mettere in campo delle azioni concrete per poter vedere dei risultati.

A voi la parola.

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Informazioni su nlocatelli

Laureato Magistrale in Psicologia dei Processi Sociali, Decisionali e dei Comportamenti Economici presso la Facoltà di Psicologia dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca, vivo a Bergamo, mi interesso di consulenza, intervento e sviluppo organizzativo, amo la montagna e il mio cane. Sto svolgendo un il tirocinio professionalizzante per iscrivermi all'esame di stato.

Discussione

Un pensiero su “ONG italiane e social media: matrimonio difficile? (Bootleg)

  1. Personalmente trovo molto interessante il dato secondo cui per il 25,8% dei rispondenti la dirigenza della propria ONG non riconosce il valore del tempo e delle risorse impiegate per la gestione dei social.
    Mi sembra un dato capace di sottolineare in maniera molto chiara come quello dei social sia un vero e proprio cambio di paradigma, e non semplicemente la possibilità di fare le stesse cose in modi nuovi.

    Pubblicato da Luciano Barrilà | 15 marzo 2013, 00:14

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