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Luciano Barrilà

Psicologo. Sono socio di Pares, società cooperativa in cui mi dedico allo studio dell'innovazione sociale e dei rapporti in continua evoluzione tra esseri umani e tecnologie.
Luciano Barrilà ha scritto 14 articoli per Fai un salto

“Come sopravvivere nell’era digitale” di Tom Chatfield

“You know the first and greatest sin of the deception of television is that it simplifies; it diminishes great, complex ideas, stretches of time; whole careers become reduced to a single snapshot. At first I couldn’t understand why Bob Zelnick was quite as euphoric as he was after the interviews, or why John Birt felt moved to strip naked and rush into the ocean to celebrate. But that was before I really understood the reductive power of the close-up, because David had succeeded on that final day, in getting for a fleeting moment what no investigative journalist, no state prosecutor, no judiciary committee or political enemy had managed to get; Richard Nixon’s face swollen and ravaged by loneliness, self-loathing and defeat.
The rest of the project and its failings would not only be forgotten, they would totally cease to exist.”

– Frost/Nixon

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Intervista a Igor Guida

Igor Guida

Igor Guida

Oggi incontriamo Igor Guida, responsabile del settore Comunicazione ed Editoria per la cooperativa sociale Stripes di Rho.

Quella con Igor è stata una chiacchierata libera e ad ampio spettro, che ci ha permesso di toccare diversi temi particolarmente importanti per noi di Fai un salto.
Dal senso che una dotazione tecnologica all’avanguardia riveste per un’impresa sociale, passando per le difficoltà di comunicazione che a volte i mondi del sociale e della tecnologia incontrano quando cercano di parlarsi, fino ad arrivare a un un possibile scenario di collaborazione e sostegno fra tecnologia digitale e mondo della cultura.

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(Anche) i librai fanno surf. Esercizi preparatori per affrontare l’onda digitale.

Luciano Barrilà

Luciano Barrilà

Venerdì 1 febbraio 2013 l’università Bicocca ha dedicato l’interessante workshop “Digital heritage” alle vicissitudini del concetto di memoria ai tempi dell’era digitale.
Quello che segue è il testo, un pochino rimaneggiato, dell’intervento che mi è stato chiesto di tenere in qualità di libraio alle prese con la “minaccia” del libro digitale.

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Strumenti per collaborare

Il progetto Fai un salto è figlio del contributo di tante persone, che vivono in luoghi diversi e che non sempre riescono a lavorare seduti intorno allo stesso tavolo.
Tuttavia esistono oggi molti modi per collaborare a distanza, e in questo post vogliamo raccontarvi in poche parole gli strumenti che abbiamo scelto di utilizzare e che abbiamo trovato più utili per la nostra impresa.
Quello che segue, naturalmente, non vuole essere un elenco completo ed esaustivo di quello che il mercato offre, ma semplicemente una piccola occhiata dietro le quinte del nostro progetto.

Dropbox

Dropbox

Si tratta, fra quelli che utilizziamo noi di FuS, dello strumento forse più conosciuto e diffuso.

Dropbox permette di sincronizzare i file contenuti all’interno di una speciale cartella del nostro hard disk con uno spazio online, così da averne a disposizione una copia accessibile da qualunque computer abbia la possibilità di accedere alla rete.

Il funzionamento è piuttosto semplice.

Una volta registrati sul sito è sufficiente scaricare il client per la propria piattaforma (ne esiste uno per Windows, Mac OSX, Linux, Android, iOS e Blackberry OS, manca all’appello solo Windows Phone) e dare il via alla sincronizzazione. Da quel momento in poi qualunque file presente all’interno della cartella Dropbox sarà accessibile via browser sul sito Dropbox e su tutte le piattaforme su cui avremo installato il client.
E’ possibile condividere con altre persone singoli file o intere cartelle, rendendo in questo modo possibile la creazione di un archivio condiviso e sempre aggiornato, disponibile in ogni momento a tutti gli utenti autorizzati.

Un’ultima nota relativa allo spazio disponibile.
La registrazione gratuita permette di avere a disposizione 2gb di spazio di archiviazione, che è possibile aumentare facendo iscrivere altre persone al servizio.
Per chi avesse bisogno di molto spazio sono disponibili diversi piani a pagamento, capaci di soddisfare sia gli utenti casalinghi che quelli aziendali.

 Google DriveGoogle Drive

Google Drive offre un servizio per molti aspetti identico a quello proposto da Dropbox.

Anche qui abbiamo a disposizione una certa quantità di spazio tramite il quale possiamo godere di una sincronizzazione in tempo reale di tutti i file che conserviamo nella apposita cartella creata sul nostro computer.
Rispetto a Dropbox, Google Drive offre uno spazio gratuito superiore (5gb contro 2), ma si serve di un client attualmente disponibile su un numero leggermente inferiore di piattaforme (mancano Linux, Blackberry OS e Windows Phone).

Al di là di questi dettagli, la caratteristica che per noi è stata decisiva nella scelta di adottare questo strumento riguarda l’integrazione in Google Drive della suite da ufficio Google Docs, una serie di web app che consente di creare e modificare documenti di testo, fogli di calcolo, presentazioni e questionari.
Il fatto che si tratti di web app permette di poter modificare i file senza dover installare alcun software particolare, ma semplicemente accedendo via browser al proprio account.
Se da una parte questa rappresenta una grande comodità, dall’altra rischia di limitare le possibilità di azione, perché l’accesso ai documenti richiede obbligatoriamente la presenza di un collegamento internet.
Google sta attualmente lavorando per rendere possibile la modifica dei file anche in assenza di connessione, ma ad oggi questa possibilità resta appannaggio dei soli documenti di testo (AGGIORNAMENTO: da oggi, 23 gennaio 2013, è attivo l’editing offline anche per le presentazioni).

Ciò che rende particolarmente utile Google Docs, però, è proprio ciò che offre quando si è online, ovvero la possibilità per più persone di lavorare contemporaneamente sullo stesso documento, restando in contatto con gli altri autori tramite una schermata di chat nel caso si stia scrivendo nello stesso momento, o tramite un sistema di “commenti” nel caso in cui si lavori in tempi diversi.

La grossa differenza fra i due servizi riguarda il fatto che lavorare sullo stesso file con Dropbox significa in realtà lavorare su copie diverse di un file che vengono poi sincronizzate, mentre con Google Drive lavorare sullo stesso file significa lavorare MATERIALMENTE sullo stesso file.
Al di là del fatto che tramite la piattaforma di chat e commenti sia possibile dare e ricevere feedback in tempo reale sul lavoro svolto, questo sistema ha un grosso, immediato, vantaggio: non si incorre mai in conflitti di sincronizzazione.
Le operazioni di scrittura a più mani con Dropbox, infatti, ci hanno procurato qualche grattacapo.
Da una parte non era possibile sapere se due o più autori fossero al lavoro sullo stesso file contemporaneamente, dall’altra quando si arrivava al momento di sincronizzare le varie copie si incappava in problemi seri, dato che il sistema non riusciva a determinare quali modifiche conservare fra quelle effettuate nello stesso momento da più utenti.
Utilizzando Google Drive questo non accade, e si ha una modalità di lavoro collaborativo assolutamente trasparente e fluida. In ogni momento è possibile sapere chi sta lavorando su uno specifico file, si può interagire con gli altri autori, e sulla schermata di lavoro è possibile vedere in tempo reale cosa stanno scrivendo gli altri.

EvernoteEvernote

Evernote è un comodissimo programma che permette la creazione di note, la loro organizzazione in taccuini e l’archiviazione di contenuti web.

Tutte le note possono essere geolocalizzate, taggate ed è possibile allegarvi documenti di qualunque tipo, file audio, video e immagini. Questo sistema di catalogazione flessibile e completo, unito a un motore di ricerca interno rapido e funzionale, permette di avere a disposizione un archivio sempre ben organizzato e facilmente navigabile.

Altro punto di forza è quello di poter installare il client praticamente su ogni sistema operativo desktop e mobile esistente, così da avere sempre a portata di mano le proprie note, indipendentemente dalla piattaforma da cui stiamo lavorando.

La versione gratuita permette di creare infinite note e taccuini, ma limità le possibilità di condivisione.
E’ infatti possibile rendere consultabili specifiche note o interi taccuini, ma solo i titolari dell’account potranno creare e modificare le note. Sottoscrivendo un abbonamento (al costo di circa 4€ al mese) è possibile godere di un tetto di upload mensile superiore e, soprattutto, di permettere l’intervento sulle note a chiunque venga invitato a farlo.

Con Evernote, ed è qui la sua importanza per Fai un salto, potete archiviare tutti i contenuti che trovate online utilizzando un paio di comodi plug-in.

Il primo è Web Clipper, che vi permette di salvare intere pagine web (o ritagli delle stesse) semplicemente cliccando sul tasto dedicato.

Il secondo è Clearly. Non si tratta di un plug-in fondamentale, ma personalmente lo trovo comodo e funzionale alla creazione di un archivio ordinato. Sostanzialmente si occupa di rielaborare le pagine web eliminando pubblicità e altri contenuti inutili, restituendovi una pagina “pulita” e pronta per essere conservata in Evernote.

Questi sono i nostri strumenti, quelli che ci aiutano nel lavoro di tutti i giorni e che rendono più semplice curare e far crescere Fai un salto.

E voi, che strumenti usate?

Questionario eBook

Quello degli eBook è un tema che abbiamo già avuto modo di trattare in passato, e che ci sta particolarmente a cuore.
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COOSS Marche al X Workshop sull’impresa sociale

Con l’intervento di Francesca Scocchera si chiude il ciclo di post dedicati alla sessione curata da Fai un Salto al X Workshop sull’impresa sociale.

Le parole di Francesca rappresentano un punto di arrivo importante, e dopo aver conosciuto gli innovativi progetti proposti dai relatori che l’hanno preceduta, ci permettono di riflettere sulla complessità che gli operatori affrontano quotidianamente sulla strada verso l’implementazione di questi progetti.

Prima di approfondire questi temi, però, sentiamo di cosa Francesca si occupa con i colleghi di COOSS Marche.

Come dicevamo l’intervento di Francesca, piuttosto che presentare un progetto specifico di innovazione tecnologica, vuole essere un modo per tirare le fila di quanto detto fin qui, portando in superficie i problemi concreti e ineludibili che nascono dalla necessità di far dialogare mondi con una storia e linguaggi spesso molto diversi.

Mapability al X Workshop sull’impresa sociale

Nel penultimo post della serie dedicata alla sessione “Fai un salto” del X Workshop sull’impresa sociale parliamo del progetto Mapability, il cui obiettivo è quello di creare delle mappe online contenti le informazioni più dettagliate possibili sulla accessibilità delle strade e, più in generale, delle città.

Lo scopo finale dell’impresa, che Riccardo Dondi ci spiega nel primo video, è quello di utilizzare le nuove tecnologie per rendere le città più sicure e vivibili non solo per i disabili, ma per tutti i cittadini.

Nel secondo e nel terzo video approfondiamo un paio di importanti pilastri teorici.
Da una parte la teoria dell’azione collettiva, per capire meglio cosa spinge una persona a dedicarsi a un’impresa del genere senza alcun apparente tornaconto diretto; dall’altra la piccola ma sostanziale differenza fra i concetti di crowdsourcing e quello di crowdteaming.

Nel quarto e ultimo video entriamo nel dettaglio del progetto, e vediamo più precisamente come vengono create le mappe e quali sono i risultati ottenuti dal lavoro dei gruppi di volontari.

Come già abbiamo accennato, e come appare evidente dalla esposizione di Riccardo, Mapability è un progetto che travalica la questione specifica della disabilità e si rivolge con forza a tutti. Una città più accessibile è una città più vivibile, e mappe come quelle che abbiamo appena visto possono fornire un aiuto enorme per la progettazione degli interventi alle amministrazioni comunali che abbiano davvero a cuore il benessere e la salute di tutti i loro cittadini.

La cooperativa O.R.So al X Workshop sull’impresa sociale

La quarta puntata dedicata al X Workshop sull’impresa sociale ci porta in Piemonte, dove la cooperativa sociale O.R.So ha ideato un portale per l’orientamento e la ricerca del lavoro.
Diversamente dai “soliti” Trovalavoro però, quello che ci presentano Michela Di Maio e Gabriella Vazzoler è un sito che punta tutto sulla scelta di associare al grande ventaglio di offerte e al controllo della loro affidabilità un fortissimo supporto degli operatori, che seguono gli utenti in tutte le fasi del loro percorso di ricerca e costruzione della posizione lavorativa.

Nel primo video Michela Di Maio ci racconta i motivi alla base di questa scelta, individuando gli elementi, interni ed esterni, che hanno portato la cooperativa allo sviluppo di questa piattaforma.

Vediamo ora nel dettaglio come funziona il portale, approfondendo le possibilità che offre agli utenti che vi si affidano in maniera anonima e a quanti invece scelgono di registrarsi lasciando i loro dati.

Il lavoro svolto da O.R.So ci offre la possibilità di riflettere su un aspetto fondamentale dell’innovazione tecnologica, ovvero la necessità di lasciare sempre bene in vista, dietro la facciata tecnologica, il volto umano dell’operatore, pronto in ogni momento a cogliere i bisogni dell’utente e accompagnarlo nella sua esperienza.

Nell’ultimo video, Gabriella Vazzoler mette sul tavolo un altro argomento importante, ovvero la responsabilità che gli operatori, di qualunque settore si occupino, hanno nei confronti dei loro utenti.
E’ l’obbligo dell’ascolto e dell’incontro con il loro mondo e, in questo caso, con i loro strumenti.

Kinesis al X Workshop sull’impresa sociale

Terza parte del resoconto della sessione curata da Fai un Salto al X Workshop sull’impresa sociale.
Questa volta ascoltiamo Emanuele Canini, della cooperativa Kinesis.

Nel primo filmato Emanuele ci presenta, con una rapida pennellata, la cooperativa a cui appartiene, e il suo impegno nel campo dell’intercultura.

Centro dell’intervento di Emanuele è il progetto ExLab, un innovativo sistema a supporto della didattica che, appoggiandosi a una piattaforma online, permette di creare una comunità di utenti che non solo “consumano” passivamente del materiale ma, al contrario, sono spinti a mettersi in gioco, producendo contenuti in prima persona e scambiandoli con gli altri.

ExLab, come appare in tutta la sua evidenza nell’ultima clip, apre le porte a un nuovo paradigma di apprendimento, capace in qualche modo di rovesciare la classica modalità unidirezionale di trasmissione del sapere.
Con questo progetto Kinesis muove un passo verso una costruzione collaborativa della conoscenza, e sfrutta le nuove tecnologie per rendere tutti gli “studenti” parte attiva del processo.

SIxS al X Workshop sull’impresa sociale

Continua la pubblicazione degli interventi presentati alla sessione curata da Fai un salto al X workshop sull’impresa sociale.

In questa seconda puntata tocca a Lucio Piretti, che ci presenta Octopus, un sistema per la rilevazione e la certificazione delle presenze così innovativo da aver fatto guadagnare un brevetto ai ragazzi di SIxS.

Nella prima clip Lucio ci racconta brevemente la storia di SIxS, spiegandoci meglio da dove proviene questo gruppo di persone e come ha scelto di lavorare per portare strumenti innovativi al servizio delle imprese sociali.

Nel secondo filmato Lucio ci presenta nel dettaglio il funzionamento di Octopus, un sistema semplice e sofisticato che sfrutta tecnologie tipicamente al servizio del mondo profit, in particolare quello delle banche, per consentire agli operatori sociali di certificare il proprio lavoro.

Tre idee scaturiscono della presentazione di Lucio.

La prima: l’innovazione tecnologica non si impone aprioristicamente, ma accompagna, asseconda e soddisfa bisogni ed esigenze.

La seconda: l’innovazione è contaminazione, apertura nei confronti di chi è anche molto diverso (in questo caso le banche e il loro sistema di sicurezza per l’home banking).

La terza: l’innovazione deve essere semplice e rendere semplici le cose difficili.
Un’innovazione che finisce per complicare non può essere “al servizio” di nessuno.

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