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Tecnologie e minori

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Unizombie: Tecnologie digitali e formazione.

Zombie Aheads

Due premesse: questo post vuole essere un esperimento di content curation, un tema caldissimo in questo momento. Perché questa scelta? Perché di materiali relativi alle tecnologie digitali durante la formazione e al loro impatto sul lavoro nei gruppi ce ne sono a bizzeffe, ne abbiamo scritti molti noi su fai un salto e se ne trovano tantissimi cercando su google. Inoltre il tema è molto sfaccettato, e qualcuno dei lettori potrebbe già aver fatto delle riflessioni almeno su alcune delle implicazioni che sorgono.

Perchè Unizombie? La riflessione che sta dietro alla relazione tra tecnologie digitali e formazione nasce da una provocazione molto interessante, potete scoprire di cosa parlo leggendo l’introduzione alla serie originale Unizombie pubblicata qui.

Le tecnologie digitali influenzano la formazione scolastica, universitaria ed adulta?

Certamente se sfruttate nel modo più giusto le tecnologie possono migliorare un rapporto tra docenti e studenti oppure rendere più performante l’apprendimento, o ancora risvegliare le intorpidite menti degli adulti che non sono più abituati ad imparare.

iPad Project

Un esempio per le scuole primarie è youtube che si mette al servizio dei docenti e degli studenti per una migliore fruizione dell’insegnamento (reciproco?). Attenzione, le tecnologie vanno usate con consapevolezza e va evitato il rischio di comprare un tablet ai propri figli per “tenere il passo con gli altri”.

Anche i più grandicelli devono stare attenti all’influenza delle tecnologie nella formazione, e allora ben vengano le esperienze universitarie che vengono descritte da studenti e docenti impegnati nel lavoro con i gruppi e nel lavoro di gruppo.

E gli adulti? La tanto osannata formazione continua non dovrebbe tenere conto della crescita (o invecchiamento) continua delle persone? Alcuni comportamenti però sono talmente radicati nell’essere uomini e donne che possono essere veicolo di informazione privilegiato per facilitare l’apprendimento anche nelle persone che non ci sono più abituate. Ad esempio il gioco, che lo si consideri un innovazione tecnologica nella sua forma videogiocabile o che lo si riconosca anche negli adulti che costruiscono modellini di navi o piste per biglie si può rivelare un grande canale di apprendimento. Qualche grande azienda lo sa, Lego, L’oreal e Porsche ad esempio, e i consulenti scrivono anche dei libri come questo.

L’innovazione nella formazione, come quella proposta da Made For School  può essere un significativo esempio di come si possono applicare le tecnologie allo sviluppo di comunità di benessere collettivo e di come si possa sviluppare un welfare efficiente e che contribuisca allo sviluppo di una cultura di supporto sociale.

LSP

Scrivere in questo modo da forse l’impressione di copiare o di non dire nulla di più di quello che è già stato detto. La content curation invece è una cosa sottile che si deve allenare, come un grande chef sa benissimo in quale ordine di relazione e in quali proporzioni mescolare gli ingredienti di un piatto anche un buon post deve avere questo equilibrio, e proprio in funzione di questo equilibrio il post avrà un sapore differente ogni volta anche se contiene gli stessi ingredienti.

L’ultima riflessione va consegnata alla capacità del lettore di costruire una riflessione a partire da quello che legge. Scrivere post come questo è abbastanza semplice perché consente di costruire collegamenti interessanti tra argomenti altrimenti non vicini tra loro, l’autore deve raccogliere materiali e idee e proporre un percorso attraverso i materiali raccolti che sia guidato dalle sue idee. Però il lettore è obbligato a costruirsi la propria lettura, approfondendo o meno le scarne riflessioni cliccando sui link o aprendo google in un altra scheda del browser per fare ricerche ulteriori.

Una dieta mediatica equilibrata: educare alla tecnologia.

Il punto di vista di Mauro Cristoforetti*, Unità Minori e Nuovi Media di Save the Children Italia.

Mauro CristoforettiIn questo blog abbiamo toccato il tema ‘minori e tecnologie’ con il post Adolescenti, spazi d’ascolto e nuove tecnologie che se da un lato mostra come gli strumenti tecnologici presentino indiscutibili vantaggi nell’ampliare le possibilità di comunicazione e ascolto, dall’altro ne mette in luce i possibili rischi.

Riteniamo sia importante affiancare alla riflessione sugli atteggiamenti nei confronti delle tecnologie, un approfondimento sull’educazione dei minori (nativi digitali) all’uso delle tecnologie per tutelarli dai possibili rischi.

Per tali ragioni nel corso del Festival della Famiglia 2012 abbiamo raccolto il punto di vista di Mauro Cristoforetti che si occupa della formazione ai diritti dei bambini nell’ambito delle nuove tecnologie, applicando le metodologie che sono state sviluppate negli anni da Save the Children Italia, dal 2004 centro nazionale per la sicurezza on line dei minori.

Se dico ‘innovazione’ cosa ti viene in mente?
Per deformazione penso ai nuovi media, alle possibilità di comunicazione che ci offrono. In un secondo momento penso a qualcosa che semplifica la vita. Non necessariamente deve essere collegato alla tecnologia, ma a qualcosa che è nuovo, che prima non c’era e che migliora la vita delle persone.

Quali sono i vostri destinatari?
Noi lavoriamo a contatto con tutte le agenzie educative che hanno a che fare con i nuovi media e con i ragazzi minori. Inoltre, ci rivolgiamo primariamente ai giovani, con i quali abbiamo un contatto diretto: organizziamo laboratori per i bambini dalle elementari fino ai ragazzi delle superiori, in un contesto sia scolastico che extra scolastico. Ma i nostri destinatari sono anche coloro che dovrebbero occuparsi quotidianamente della loro educazione come gli insegnanti e i genitori e non ultime le aziende che si occupano di nuovi media (Google, Facebook, Telecom, Vodafone, Wind, Tre, e le Associazioni che sul territorio nazionale) che riusciamo a raggiungere attraverso il comitato consultivo di Save the Children.

Quali sono le principali questioni che affrontate quando si parla di minori e nuovi media?
Le tecnologie stanno sconvolgendo il modo di comunicare e di approcciarsi delle persone, ma rimane il fatto che le dinamiche relazionali sono le stesse e rispondono a bisogni che sono sempre esistiti. Ciò che fa la differenza è come ogni persona singolarmente soddisfa questi bisogni con le tecnologie e i rischi ad esso collegati: la possibilità di adescamento, i contatti con persone sconosciute, i contenuti inadeguati, il cyber bullismo, la dipendenza per uso eccessivo di queste tecnologie.

Qual è il vostro orientamento?
Lavorando sulle persone, cerchiamo di capire il significato dell’uso di questi strumenti all’interno di uno specifico contesto. Proviamo a chiederci fino a che punto questi strumenti hanno una valenza funzionale alla loro vita: ad esempio se ho cento amici, che poi contatto anche su Facebook va bene; se invece ho cento amici però smetto di vederli perché li sostituisco con delle persone che ho conosciuto on line e mi perdo la realtà del quotidiano, allora devo cominciare a preoccuparmi perché a volte sostituisco la mia vita e la mia realtà al mondo che trovo su Internet.

La questione dei minori, tv e videogiochi è molto dibattuta. Spesso si leggono atteggiamenti totalmente a favore o totalmente contrari. Cosa ne pensate?
La nostra posizione è analoga: cioè è necessario vedere che significato hanno nella loro vita “quanto ci stanno?” “Come ci stanno?” È chiaro che se loro sono abbandonati davanti alla televisione o ai videogiochi e questi strumenti sostituiscono il genitore, non va bene. Inoltre ci sono i programmi, i cartoni animati che devono essere adeguati alla loro età: ad esempio per i videogiochi c’è il Pegi che li classifica in base all’età, ai contenuti specifici; ogni videogioco venduto in Italia deve essere classificato per il contenuto (presenza di parolacce, contenuto sessuale, gioco d’azzardo on line) e per età. Se a quattro anni il bambino gioca quattro ore al giorno al videogioco non va bene ma se lo fa con il papà per un quarto d’ora, venti minuti, si inserisce in una dieta mediatica che deve essere fatta di videogiochi, di tv e poi anche di gioco vero.

Guardando al futuro, in questo ambito, quali sono i passi da fare da un punto di vista educativo?
Dal punto di vista educativo l’ideale sarebbe che i genitori cominciassero ad approcciarsi a questi strumenti senza paura e accompagnando i propri figli passo passo, come si fa per l’educazione stradale. A tre anni gli si insegna ad attraversare la strada dandogli la mano guardando a destra e a sinistra, ma non lo si lascia mai da solo ad attraversare la strada. Quando cresce lo farà da solo; il genitore gli avrà insegnato le regole e piano piano inizia a fidarsi. Allo stesso modo quando si va su Internet le prime volte lo si fa insieme; quando il figlio cresce nemmeno lui vorrà più il genitore vicino, ma è giusto. Avrà già tutti gli strumenti che sono utili per muoversi in autonomia. Sta tutto nel capire che alla base non ci sono questioni ‘tecniche e tecnologiche’ ma soprattutto emotive e relazionali: su Internet i ragazzi e gli adolescenti vanno per stare in compagnia dei loro amici anche quando non hanno la possibilità di stargli vicino fisicamente.
I genitori, non dovrebbero né avere paura di queste nuove tecnologie né fidarsi troppo alla cieca. Dovrebbero capire qual è il giusto livello, per l’età dei loro figli, tra controllo e autonomia, ma dipende molto anche dai genitori, per esserci su queste cose, devono esserci in senso più generale.
Per quanto riguarda l’ambito scolastico, in questo periodo ci chiedono molto di lavorare sul cyber bullismo, quindi evidentemente sta diventando un problema un po’ più forte. Poi, stiamo per iniziare a utilizzare la peer to peer education per affrontare queste tematiche, sfruttando le competenze dei ragazzi stessi. Il nuovo progetto è ormai partito e raggiungeremo tutte le regioni italiane nei prossimi due anni.

*MAURO CRISTOFORETTI lavora nella cooperativa EDI – educazione ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e si occupa della formazione dei bambini e degli adulti per Save the Children sul tema dei nuovi media

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