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tecnologie per l’impresa sociale

Questa categoria contiene 16 articoli

Intervista a Igor Guida

Igor Guida

Igor Guida

Oggi incontriamo Igor Guida, responsabile del settore Comunicazione ed Editoria per la cooperativa sociale Stripes di Rho.

Quella con Igor è stata una chiacchierata libera e ad ampio spettro, che ci ha permesso di toccare diversi temi particolarmente importanti per noi di Fai un salto.
Dal senso che una dotazione tecnologica all’avanguardia riveste per un’impresa sociale, passando per le difficoltà di comunicazione che a volte i mondi del sociale e della tecnologia incontrano quando cercano di parlarsi, fino ad arrivare a un un possibile scenario di collaborazione e sostegno fra tecnologia digitale e mondo della cultura.

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Coworking: Talent Garden, Uidu e Made For School, luoghi e relazioni generano innovazione sociale?

Questo post multimediale raccoglie quattro micro interviste a quattro abitanti di talent garden Bergamo, che con differenti modi di vedere e pensare, ragionano e lavorano sull’innovazione.

Alberto Trussardi e Roberto Ferretti sono i fondatori di TAG Bergamo, ma questo non significa solo organizzare le postazioni presenti e garantirne la sostenibilità, significa anche e soprattutto una mentalità innovatrice, una volontà di condivisione dei temi “caldi” dell’innovazione e lo sviluppo di una generatività sociale .

Andrea Vanini è uno degli co-fondatori di UIDU e l’abbiamo già conosciuto qui su fai un salto.

Francesco Invernici è amministratore di Made For School, e lo conosceremo prossimamente in un’intervista dedicata.

Talent garden è un luogo di coworking orientato sopratutto all’innovazione digitale, i suoi abitanti sono programmatori, amministratori, video maker e molte altre professionalità tecniche o meno. Curioso che due importanti start up, prodotto della collaborazione che abita questo spazio si rivolgano a temi sociali. A me viene in mente che il coworking, se gestito con i principi di condivisione vera, sia un metodo sociale di per sè, e quindi generi facilmente delle iniziative sociali. Sociali, non improduttive.

uidu, il network socialmente utile

uidu: come passare da un social network a uno strumento utile per le imprese sociali?

In questo post incontriamo Andrea Vanini, un playmaker di startup sociali, in un’intervista che sarà illuminante per far capire ai lettori il senso del progetto uidu che è un “network socialmente utile” ma anche un blog “socialmente utile”. Arrivate fino in fondo e capirete perchè questa innovazione ci piace molto.

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Cos’è uidu?

uidu è il network sociale geolocalizzato rivolto al mondo del non profit, che concorre a rendere efficace, efficiente e sostenibile l’impegno quotidiano di organizzazioni, volontari e cittadini, mettendo in sinergia tutte le risorse di un territorio, per il territorio.

Quali vantaggi porta uidu alle aziende, volontari, e cittadini che ne fanno parte?

uidu risponde al bisogno di visibilità delle organizzazioni e favorisce la partecipazione attiva dei cittadini alla vita della comunità e del territorio, ognuno per le proprie capacità, i propri interessi e la propria disponibilità. La capacità di uidu di diffondere iniziative e opportunità di volontariato in base agli interessi e all’area geografica dell’utente rende più efficace la comunicazione e promuove un sistema di welfare comunitario. Registrandosi gratuitamente a uidu, l’organizzazione promuove iniziative, e incrementa la rete di contatti, ma può anche gestire in modo integrato gli account degli altri social network e sponsorizzare la propria raccolta fondi per il 5×1000. Il cittadino, invece, una volta scelta l’area geografica di impegno sociale, viene aggiornato riguardo le iniziative e le opportunità di volontariato a “km zero”, può effettuare donazioni e condividere le proprie esperienze.

Quali difficoltà incontra uidu nel lavoro quotidiano?

Uidu incontra le difficoltà tipiche di una startup. Vengono quotidianamente messi in campo entusiasmo, tempo e passione ma bisogna fare i conti con risorse economiche limitate. Fortunatamente abbiamo trovato persone amiche che hanno creduto in uidu finanziando la partenza della startup: ora tocca a noi dimostrare la sostenibilità economica del progetto.

Quali scoperte piacevolmente inattese avete incontrato con uidu?

In questi mesi siamo rimasti positivamente sorpresi dai premi che uidu ha ricevuto: significa che non si tratta solo di una bella idea ma anche di un progetto di impresa sostenibile e con un forte impatto sociale. Ad ottobre uidu ha  vinto il primo premio a StartCup Bergamo, concorso dedicato ai progetti che portano innovazione tecnologica, ed è stato premiato come idea imprenditoriale con maggiore impatto sociale nell’ambito di StartCup Lombardia. In più ogni giorno incontriamo persone che credono nel progetto e ci incoraggiano, molti di essi suggeriscono nuove funzionalità e propongono collaborazioni.

Se dico innovazione cosa ti viene in mente?

Innovare significa aprire nuove strade, trovare nuove soluzioni in grado di risolvere problemi o soddisfare esigenze. Innovare per noi significa abbattere le barriere culturali che ancora oggi appartengono al mondo del non profit, aiutare il terzo settore a diventare sostenibile utilizzando nuovi strumenti e attingendo a nuove risorse, mettendo in sinergia le risorse del territorio. Innovazione non  fa rima necessariamente con tecnologia ma nel nostro caso il web 2.0 si mette al servizio del non profit, sfruttando le sue enormi potenzialità ma senza dimenticare che gli incontri virtuali si devono trasformare poi in incontri reali e impegno concreto.

Quali resistenze incontrate quando proponete la vostra idea di innovazione?

Non incontriamo particolari resistenze ma solo un po’ di diffidenza nei confronti di uno strumento che si riconosce potenzialmente utile ma che è ancora in fase di affermazione. Inoltre, molte realtà sono caute nell’approccio al mondo del web 2.0 ma siamo convinti che i vantaggi offerti porteranno organizzazioni e utenti all’utilizzo del network sociale.

Cos’è e cosa sarà uidu per i suoi clienti?

Uidu vuole essere il riferimento e l’approdo online per organizzazioni, utenti, donatori e volontari. Uidu consente a tutti gli attori del non profit di interagire fra loro e tessere la rete delle proprie relazioni sociali, nella propria comunità di appartenenza e su web. uidu trasforma gli incontri virtuali che avvengono sul network in azioni concrete, in partecipazione attiva sul territorio e aiuta le organizzazioni a reperire nuove risorse per portare avanti la propria mission.

Quali sono i feedback che vi vengono restituiti più spesso?

Organizzazioni e utenti ci incoraggiano costantemente; ci dicono che abbiamo imboccato la strada giusta; ci sollecitano al fine di implementare sempre più servizi che possano sostenerli nella loro attività sociale quotidiana.

Fai una fotografia di uidu tra 1 anno, e tra 3 anni…

Entro un anno speriamo che uidu possa affermarsi in tutta Italia in modo omogeneo. Ma uidu si caratterizza anche per la sua esportabilità, infatti grazie alla geolocalizzazione e alla sua capacità di affrontare esigenze che sono comuni a tutto il mondo del non profit, basterà personalizzare il profilo in base alla legislazione dei singoli paesi e uidu potrà essere utilizzato anche al di fuori dell’Italia. Perciò chissà… magari fra 3 anni uidu sarà utilizzato in tutta Europa.

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E noi di Fai un Salto lo speriamo perchè vorrebbe dire che l’innovazione muove le coscienze verso un mondo più sociale.
Nel frattempo, mentre aspettate di vedere uidu diffuso in tutta Europa fatevi un salto sulla home page e guardatevi l’animazione per avere un piccolo assaggio di tutto quello che potreste fare iscrivendovi e immaginate… Se tutti usassimo uno strumento del genere sarebbe molto più facile evitare gli italici sprechi e diventare davvero un paese con grande responsabilità e senso sociale: un grande guadagno per tutti.

COOSS Marche al X Workshop sull’impresa sociale

Con l’intervento di Francesca Scocchera si chiude il ciclo di post dedicati alla sessione curata da Fai un Salto al X Workshop sull’impresa sociale.

Le parole di Francesca rappresentano un punto di arrivo importante, e dopo aver conosciuto gli innovativi progetti proposti dai relatori che l’hanno preceduta, ci permettono di riflettere sulla complessità che gli operatori affrontano quotidianamente sulla strada verso l’implementazione di questi progetti.

Prima di approfondire questi temi, però, sentiamo di cosa Francesca si occupa con i colleghi di COOSS Marche.

Come dicevamo l’intervento di Francesca, piuttosto che presentare un progetto specifico di innovazione tecnologica, vuole essere un modo per tirare le fila di quanto detto fin qui, portando in superficie i problemi concreti e ineludibili che nascono dalla necessità di far dialogare mondi con una storia e linguaggi spesso molto diversi.

Mapability al X Workshop sull’impresa sociale

Nel penultimo post della serie dedicata alla sessione “Fai un salto” del X Workshop sull’impresa sociale parliamo del progetto Mapability, il cui obiettivo è quello di creare delle mappe online contenti le informazioni più dettagliate possibili sulla accessibilità delle strade e, più in generale, delle città.

Lo scopo finale dell’impresa, che Riccardo Dondi ci spiega nel primo video, è quello di utilizzare le nuove tecnologie per rendere le città più sicure e vivibili non solo per i disabili, ma per tutti i cittadini.

Nel secondo e nel terzo video approfondiamo un paio di importanti pilastri teorici.
Da una parte la teoria dell’azione collettiva, per capire meglio cosa spinge una persona a dedicarsi a un’impresa del genere senza alcun apparente tornaconto diretto; dall’altra la piccola ma sostanziale differenza fra i concetti di crowdsourcing e quello di crowdteaming.

Nel quarto e ultimo video entriamo nel dettaglio del progetto, e vediamo più precisamente come vengono create le mappe e quali sono i risultati ottenuti dal lavoro dei gruppi di volontari.

Come già abbiamo accennato, e come appare evidente dalla esposizione di Riccardo, Mapability è un progetto che travalica la questione specifica della disabilità e si rivolge con forza a tutti. Una città più accessibile è una città più vivibile, e mappe come quelle che abbiamo appena visto possono fornire un aiuto enorme per la progettazione degli interventi alle amministrazioni comunali che abbiano davvero a cuore il benessere e la salute di tutti i loro cittadini.

La cooperativa O.R.So al X Workshop sull’impresa sociale

La quarta puntata dedicata al X Workshop sull’impresa sociale ci porta in Piemonte, dove la cooperativa sociale O.R.So ha ideato un portale per l’orientamento e la ricerca del lavoro.
Diversamente dai “soliti” Trovalavoro però, quello che ci presentano Michela Di Maio e Gabriella Vazzoler è un sito che punta tutto sulla scelta di associare al grande ventaglio di offerte e al controllo della loro affidabilità un fortissimo supporto degli operatori, che seguono gli utenti in tutte le fasi del loro percorso di ricerca e costruzione della posizione lavorativa.

Nel primo video Michela Di Maio ci racconta i motivi alla base di questa scelta, individuando gli elementi, interni ed esterni, che hanno portato la cooperativa allo sviluppo di questa piattaforma.

Vediamo ora nel dettaglio come funziona il portale, approfondendo le possibilità che offre agli utenti che vi si affidano in maniera anonima e a quanti invece scelgono di registrarsi lasciando i loro dati.

Il lavoro svolto da O.R.So ci offre la possibilità di riflettere su un aspetto fondamentale dell’innovazione tecnologica, ovvero la necessità di lasciare sempre bene in vista, dietro la facciata tecnologica, il volto umano dell’operatore, pronto in ogni momento a cogliere i bisogni dell’utente e accompagnarlo nella sua esperienza.

Nell’ultimo video, Gabriella Vazzoler mette sul tavolo un altro argomento importante, ovvero la responsabilità che gli operatori, di qualunque settore si occupino, hanno nei confronti dei loro utenti.
E’ l’obbligo dell’ascolto e dell’incontro con il loro mondo e, in questo caso, con i loro strumenti.

Kinesis al X Workshop sull’impresa sociale

Terza parte del resoconto della sessione curata da Fai un Salto al X Workshop sull’impresa sociale.
Questa volta ascoltiamo Emanuele Canini, della cooperativa Kinesis.

Nel primo filmato Emanuele ci presenta, con una rapida pennellata, la cooperativa a cui appartiene, e il suo impegno nel campo dell’intercultura.

Centro dell’intervento di Emanuele è il progetto ExLab, un innovativo sistema a supporto della didattica che, appoggiandosi a una piattaforma online, permette di creare una comunità di utenti che non solo “consumano” passivamente del materiale ma, al contrario, sono spinti a mettersi in gioco, producendo contenuti in prima persona e scambiandoli con gli altri.

ExLab, come appare in tutta la sua evidenza nell’ultima clip, apre le porte a un nuovo paradigma di apprendimento, capace in qualche modo di rovesciare la classica modalità unidirezionale di trasmissione del sapere.
Con questo progetto Kinesis muove un passo verso una costruzione collaborativa della conoscenza, e sfrutta le nuove tecnologie per rendere tutti gli “studenti” parte attiva del processo.

Il social media manager per il no profit: cos’è, a cosa serve e come valutare il ritorno sull’investimento

Questa settimana pubblichiamo la sintesi dell’intervento di Giovanni Campagnoli della cooperativa sociale Vedogiovane (Arona e Borgomanero – NO), che ha contribuito ad animare (a distanza) la sessione di Fai un salto al X Workshop sull’Impresa sociale.
Vedogiovane, da qualche anno, ha investito risorse in strumenti e formazione per implementare un programma di sviluppo di un nuovo tipo di presenza e di identità sul web.

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Il progetto
La nostra scelta è stata quella di investire, come marketing istituzionale dell’organizzazione, su un nuovo sito, http://www.vedogiovane.it, facendone anche uno strumento di marketing operativo di prodotto, sia per Vedogiovane che per le reti nazionali di cui Vedogiovane fa parte (Associanimazione e Politichegiovanili.it). Per gestire tutto questo abbiamo creato internamente una figura di social media manager”.

Punti di partenza
Siamo partiti da una ricerca sul web: per tre mesi abbiamo monitorato i siti web di dieci organizzazioni sociali di diverse regioni d’Italia, comparabili per dimensioni con Vedogiovane, e di due Consorzi sociali”.

Esiti
E’ emerso che le organizzazioni no profit coinvolte:

  • non hanno una identità on line particolarmente definita e non utilizzano i nuovi media come strumenti di comunicazione interattiva (2.0)”;
  • “faticano ad essere usati anche come strumenti di informazione, tanto che i siti web monitorati vengono aggiornati poco, sono spesso statici, il che fa presupporre non ci siano competenze e/o professionalità all’interno di queste organizzazioni in grado di provvedervi”.

Nel frattempo..
Le aziende del mondo profit stanno già beneficiando dei vantaggi che tali strumenti possono portare, mentre il no profit comincia a capirne l’utilità solo in tempi recenti“.

Prospettive
Pur non essendovi ancora molti studi aziendali in grado di misurare il ritorno “sull’investimento digitale”, crediamo che questo ambito darà risultati economici crescenti nel tempo, soprattutto laddove le cooperative sociali si sposteranno su prodotti a domanda individuale.

Strumenti e competenze
Per occuparsi di questi aspetti, sono necessari strumenti e professionalità specifiche, condizioni indispensabili per ottenere risultati positivi e non disperdere risorse. Probabilmente, così come avviene nel profit, anche nel Terzo settore e nella PA, sarà auspicabile fare ricorso al ‘Social Media Manager‘”;

Social Media Manager
Una figura professionale che si occupa di monitorare, pianificare e gestire i profili aziendali sui diversi social network, controllando i contenuti condivisi e le modalità con cui l’azienda si espone su piazze virtuali. Inoltre potrà proporre direttamente azioni promozionali, campagne, gestione di conversazioni, rapporti con la stampa on line, monitoring della web reputation aziendale, pianificazione e messa in atto di iniziative di PR“.

Superare i limiti: il social media manager di rete
Il costo per mantenere una figura professionale di social media manager sembrerebbe essere troppo alto per organizzazioni no profit di dimensioni simili a Vedogiovane.
Per questo si è proposto di “condividere” questa professionalità con altre organizzazioni, dando vita quindi ad un “social media manager” di rete.

Evoluzioni
Vedogiovane ha proposto ad alcune organizzazioni un servizio full optional, in cui personale di Vedogiovane opportunamente formato curi i profili social, controlli conversazioni sul web per fini aziendali, fornisca e pubblichi notizie.
Per Vedogiovane questa è un’area di sviluppo interessante, anche alla luce del fatto che, attualmente, il social media manager è una figura professionale molto richiesta sul mercato e si prevede che questa professionalità sarà tra le più richieste nei prossimi anni. È anche per questo che Vedogiovane sta valutando di far nascere una start-up giovanile altamente specializzata su questo tema.

Di seguito un video  d’approfondimento del progetto.

 

 

SIxS al X Workshop sull’impresa sociale

Continua la pubblicazione degli interventi presentati alla sessione curata da Fai un salto al X workshop sull’impresa sociale.

In questa seconda puntata tocca a Lucio Piretti, che ci presenta Octopus, un sistema per la rilevazione e la certificazione delle presenze così innovativo da aver fatto guadagnare un brevetto ai ragazzi di SIxS.

Nella prima clip Lucio ci racconta brevemente la storia di SIxS, spiegandoci meglio da dove proviene questo gruppo di persone e come ha scelto di lavorare per portare strumenti innovativi al servizio delle imprese sociali.

Nel secondo filmato Lucio ci presenta nel dettaglio il funzionamento di Octopus, un sistema semplice e sofisticato che sfrutta tecnologie tipicamente al servizio del mondo profit, in particolare quello delle banche, per consentire agli operatori sociali di certificare il proprio lavoro.

Tre idee scaturiscono della presentazione di Lucio.

La prima: l’innovazione tecnologica non si impone aprioristicamente, ma accompagna, asseconda e soddisfa bisogni ed esigenze.

La seconda: l’innovazione è contaminazione, apertura nei confronti di chi è anche molto diverso (in questo caso le banche e il loro sistema di sicurezza per l’home banking).

La terza: l’innovazione deve essere semplice e rendere semplici le cose difficili.
Un’innovazione che finisce per complicare non può essere “al servizio” di nessuno.

La cooperativa La Ringhiera al X workshop sull’impresa sociale

Vi siete persi la sessione sull’innovazione digitale della decima edizione del Workshop sull’impresa sociale (13 – 14 settembre Riva del Garda)? A partire da oggi, e per le prossime settimane, Fai un salto ripropone, in forma multimediale, alcuni estratti degli interventi che l’hanno animata.

Ecologyc 2.0, dai software per l’ambiente ai software per i servizi alle persone

Nella prima clip, Emidio Panna, presenta le attività della cooperativa sociale di cui è presidente, soffermandosi sulle prime esperienze di compostaggio domestico e tratteggiando l’evoluzione tecnologica che ha caratterizzato quegli anni: “Dal Commodore 64 ai grafici multimediali“.

Nella seconda clip continua l’escursus storico segnato dall’informatizzazione del processo di gestione dei rifiuti, che ha reso le attività ad esso correlate accessibili anche a persone in condizioni di svantaggio.

Infine, la presentazione di Ecologyc: un prodotto comunicativo multidimensionale/integrato. Si tratta di una soluzione integrata di digitalizzazione e geolocalizzazione dei servizi ambientali gestiti da cooperative sociali e/o da enti locali.

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